Un saluto e un cordiale fanculo..

venerdì, 23 dicembre 2011 | Commenta ora

 

..ad un altro Natale. (Cit.)

[Canto di Natale - Modena City Ramblers]


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Noir

venerdì, 9 dicembre 2011 | Commenta ora

Si era sempre rifiutata di arredarla quella sua casa forse troppo grande per lei, aveva giusto comprato una lampada grande, da terra, e una più piccola, in stile liberty, da mettere accanto al suo letto: un materasso poggiato su di un grande tappeto bianco dalla consistenza voluminosa e soffice. La cucina, scarna, con una credenza digiuna di piatti, un frigo giallo in stile anni ’50 e un lavandino.

Quando si era trasferita lì, in quell’appartamento, aveva deciso così; comprò quel poco di arredamento, un portatile, un buono stereo, e poi cuscini, un mare di cuscini, di ogni forma, colore, densità, grandezza. Aveva riempito la stanza principale, quella che lei chiamava “pensatoio”, di cuscini, e un tavolino in legno wengé, basso, da poterci stare in ginocchio o, come preferiva lei, a gambe incrociate.
Tra il tavolo e la finestra la lampada da terra in stile classico completamente bianca e con il cappello bombato arancio dominava la stanza dalla sua altezza come un faro.

Quella sera mi aveva invitato a cena.

Quando suonai, qualcuno mi aprì dal citofono senza rispondere. Salite le scale notai la porta socchiusa, c’era musica che filtrava dalla fessura. Aprii la porta e fui invaso da un profumo d’incenso e musiche orientali, la melodia di un sitar che suonava ininterrottamente creando il rincorrersi di echi e cambi di tonalità. Nel piccolo atrio d’ingresso, vuoto e dalle pareti di un giallo caldo pastello, a sinistra della porta, inevitabile da notare come una guardiana, c’era la scarpiera che invitava a togliersi le scarpe e mettersi a proprio agio. Lo feci, come sempre, seguendo la sua volontà taciuta. Amavo quell’ambiente, non era ricolmo di ognicosa come succede nelle altre case, eppure era caldo e accogliente, un habitat che sentivo di poter dominare, di conoscere istintivamente alla perfezione. La luce nell’atrio era poca e le lampadine delle altre stanze, compresa quella in cui mi trovavo, tutte spente. Mi avviai verso la sala dalla quale proveniva quella musica ipnotica e quella luce tremolante come di un fuoco. Sulla parete adiacente la porta venivano riflessi i giochi di luce di una candela, le luci e le ombre che si alternavano davano movimento alla stanza, come se stesse danzando anch’essa al ritmo della musica riprodotta dallo stereo. Lei era lì di spalle all’ingresso, a gambe incrociate davanti al tavolo apparecchiato. Persino la lampada-faro era spenta e il perimetro del tappeto intervallato da candele accese, alcune tozze e basse, altre più strette e lunghe col moccolo pendente sul corpo. Era elegante e sicura nel suo ambiente e lo si percepiva. Captò subito la mia presenza sulla soglia della porta, forse a causa delle fiammelle che si mossero al mio arrivo e, senza voltarsi, esordì con un: ciao, che fai?
Mi avvicinai lentamente per darle un bacio da dietro, sulla guancia. Aveva gli occhi chiusi. E non li aprì, si limitò ad accennare un sorriso monco tirando indietro la guancia destra. I suoi occhi, però, si distesero e sorrisero, colmando quella mancanza. Erano da sempre stati lo specchio della sua persona, la parte di lei alla quale non poteva sfuggire. Accarezzai sulla testa Morgana, il suo gatto nero, che nel frattempo si muoveva tra le mie gambe miagolando mestamente: il suo saluto; mi chinai per accarezzarlo con più attenzione avvicinando la mia faccia al suo naso; la luce fioca delle candele evidenziò uno dei suoi seducenti occhi felini verdi che improvvisamente sparirono nel buio della stanza.

Mi allungai al suo fianco, distendendo un lato del mio corpo sui cuscini e piegando l’altra gamba con il ginocchio all’insù; avvertii il calore che proveniva dal tappeto sotto il piede, in un istante tutta la tensione accumulata nella giornata svanì. Mi sentivo stanco. Chiusi gli occhi anch’io, spogliandomi della corazza difensiva che indossiamo ogni giorno, mi sentivo leggero e nudo; nessun bisogno di difese.

Restammo così, indipendenti, in orbite parallele e latenti per un po’ fino a quando non terminò la musica. Un tempo trascorso inavvertitamente; nella stanza non c’erano orologi. Si diresse fuori dalla scena per tornare un attimo dopo con due coppette nere e lucide ricolme di cous cous e verdure. Me ne porse una, era di plastica, ancora calda. Versai del vino rosso. Lei avvicinò il naso al grosso calice per carpirne l’odore intenso, poi sorrise abbassando gli occhi e mi chiese:
“Com’è questo bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno?”
risposi come tecnicamente il bicchiere fosse sempre pieno poiché nell’altra metà c’è sempre aria!
Fece una smorfia di consenso e brindammo al suo nuovo lavoro. Sapeva essere così intensa e profonda da potersi permettere di usare le sue parole come lame taglienti se solo avesse voluto.

Mi spiegò come, essendo andata via la luce, aveva pensato di accendere le candele e creare l’atmosfera, ma io, pur con un sorriso, non le avevo creduto. Iniziammo a parlare dei nostri giorni e di quelli dei nostri conoscenti, io masticavo avidamente il cous cous con quel cucchiaino troppo piccolo per le mie tendenze e mandavo giù con un sorso di vino, lei invece, ricettiva e sensoriale, assaporava lentamente.
Le parlai di Andrea, rimasto senza lavoro a causa di quella sua passione per il Martini bianco e del sogno imprenditoriale di Paolo concepito, a suo dire, in macchina, durante una trasferta di lavoro solitaria.
Non avevo mai accettato quella routine che creiamo intorno alla nostra vita secondo la quale ci riduciamo a cercare in macchina la nostra intimità assicurando i nostri momenti di riflessione ad un viaggio; crediamo scioccamente che quello sia il momento migliore della giornata per scoprire qualcosa in più di noi, magari accompagnati dal giusto sottofondo musicale.

“E’ così bella la semplicità” rispose. “Anche se troppo spesso viene confusa con la superficialità! Per me semplicità significa andare all’essenza delle cose ed avere conferma sulla loro utilità, capire il loro vero significato, quanto esse siano necessarie e scartarle in caso contrario. Sono convinta che ridursi al minimo in realtà significa trarre il massimo da tutto, analizzando l’intimità di se stessi, di ogni cosa. E’ un atto di profonda sensibilità e interiorità.”

Era così. E quelle sue idee trovavano conferma ovunque nella sua vita.
“Cosa vuoi che ti dica? Sei una donna difficile!” Dissi scherzando.
Rise di cuore e parlammo di Giulia e del suo intervento all’anca, dopo più di un anno di visite mediche preparatorie, autotrasfusioni e cure, era riuscita a sostenere l’intervento con esito positivo e rimediare a quel difetto che sin dalla nascita le aveva condizionato così tanto l’esistenza impedendole di stare troppo tempo in piedi. Ora Giulia stava riscoprendo il piacere di fare lunghe camminate, per lei c’era sempre il sole, era dimagrita, aveva un portamento da modella. Era bella.

Fissai per un po’ la stanza semi buia.
“Eppure ci ostiniamo a chiedere: come stai? e ci ostiniamo a rispondere, tutto bene, come faceva Giulia.”

Interrogò i miei occhi prima di rispondere: ”Sono le donne difficili, le dannate, quelle che hanno più amore da dare, quelle con l’anima vicino alla pelle, quelle che vedono la vita a colori e che la sera cenano a lume di candela, sempre, anche da sole, e spengono, notte e candele, esprimendo un desiderio che sia sempre lo stesso o che sia sempre diverso. Mentre noi, con i nostri sogni racchiusi dentro bolle di sapone dai riflessi colorati, restiamo fermi lì, ad osservarli scappare liberi nel cielo e andare via. Instancabilmente carichi di buone notti, proiettiamo la nostra bella vita sempre al domani, a quello che il giorno ci concederà e che noi ci accingeremo a vivere più o meno nolenti, più o meno volenti.”


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Bologna

martedì, 15 novembre 2011 | Commenta ora

Bologna è una signora colta vestita di eleganza,
che rivolge alla libertà la propria esistenza.


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Il piccolo mago

giovedì, 27 ottobre 2011 | 5 Commenti

Da bambino mi regalarono “Il piccolo mago”, un gioco in scatola che si presentava come una raccolta di simpatici intrattenimenti ludici per i più piccoli con una serie di illusioni e giochi di prestigio da proporre via via alle persone che si sarebbero poi alternate come pubblico nelle varie occasioni. Mi piacevano queste cose, un curiosone come me non poteva lasciarsele scappare!

Col tempo diventai bravino, riuscivo a stupire, per quanto semplici potessero essere quei trucchi erano d’effetto e destavano divertimento. Ma la parte più bella per un mago è avere un pubblico, ché uno i trucchi non li fa solo per se stesso per vedere se gli son riusciti bene, allora mi divertivo nelle rimpatriate di famiglia a mettermi di fronte al pubblico a far scomparire e poi riapparire fazzoletti colorati, slegare catenine di ferro ad occhi bendati e via dicendo!

Presto, questo aspetto esibizionista del gioco mi stancò. Non capivo il motivo, ma il mettermi lì davanti a quei quattro o cinque sfortunati seppur stupiti spettatori non mi aggradava. Ci voleva una ragione più nobile per mettersi in mostra, per giustificare quell’emozione che riscalda e fa arrossire le guance quando tutti ti osservano e tu speri di non fare cazzate. Bisogna essere perfezionisti per pensarlo, in fondo era solo un gioco ma per un bimbo è una cosa seria! Sicchè mano a mano vestivo i panni dell’aspirante mago solo nelle occasioni che ritenevo più opportune, come i compleanni degli amici di scuola, ma non a tutti era riservato tale trattamento, bensì solo a quelli a cui tenevo di più! Che onore, avrò forse pensato, far sentire il festeggiato come un re con la sua corte e il suo giullare, il suo mago, che intrattiene e diverte la sua festa! La scelta si rilevò vincente per un po’, mi chiedevano di  far parte ai vari compleanni con bigliettini colorati a mano con sopra esplicite richieste di intrattenimento! Poi un pomeriggio di gennaio, per il compleanno del mio migliore amico, quello con il quale ero culo e camicia da sempre senza sapere il perché, dopo molto tempo che non portavo più gli “attrezzi del mestiere” con me, decido che sì, porcamiseria, sarebbe stato propio bello fare una sorpresa, sarebbe stato magico!

La festa passò, avvertii che qualcosa non era andata, lo avevo capito dal modo in cui mi guardava la sorella del mio migliore amico di allora e dalla fretta con la quale sua zia si apprestò a sparecchiare baracche e burattini nel bel mezzo di un gioco d’illusioni perchè, a suo dire, si doveva servire la torta. Restammo tutti basiti, poi la torta inevitabilmente ebbe la meglio! Mi ero lasciato scivolare la cosa senza rendermene conto.

A scuola qualche tempo dopo mi disse dell’antipatia che provavano nei miei confronti le sue sorelle e sua zia: “.. quello lì vuole stare sempre al centro dell’attenzione, ma chi si crede di essere?!”

Non giocai più al piccolo mago. Neanche da solo. Non mi avevano ferito quelle parole ma il fatto che non ne si capisse quella che era la causa di quel comportamento, una mera e completa dimostrazione d’affetto e l’occasione concreta per manifestarla.

Ieri sera ho ripensato a questa storia durante la festa di laurea di una cara amica. Io in mezzo ad archeologi, dottorandi ed aspiranti tali, ancora una volta ho avvertito quel senso di profonda umanità nei discorsi di quelle persone. Ragazzi con un punto di vista così diverso dal mio che a volte trovo cinico e razionale. Inevitabilmente sono rimasto attratto dal modo con il quale chi studia il passato è portato a dare una descrizione del presente così chiara e ironica. Questa sarà ricordata veramente come l’età Kittyana?! Penseranno davvero che noi poveri mortali adoravamo Hello Kitty come una divinità?! Vagavo nei discorsi rubati dai gruppi adiacenti al mio tavolo a quelli nei quali invece prendevo parte anche solo come spettatore ed era divertente osservare. Osservavo quel susseguirsi di amici di studio della laureata che si alternavano su un palchetto improvvisato con l’unico obiettivo di far divertire la festeggiata e i suoi invitati. C’era chi cantava liriche dai testi sarcastici e un po’ spinti e chi suonava strumenti musicali di altri tempi, culture e tradizioni. Hanno cantato e la festeggiata ha ballato, libera e senza pensieri, senza morali imposte, al ritmo di una cornamusa che qualcuno suonava solo per lei. C’era quel senso in me che mi diceva: la stanno omaggiando con la loro presenza e la loro arte e non c’è niente che possa farla sentire più felice in questo momento! Tutto ciò è magico pensavo! Una magia fatta non da un piccolo mago ma da grandi ragazzi legati da sentimenti veri e così forti tra di loro.

Questa mattina riflettevo in macchina, quelle mie teorie di bimbo avevano avuto conferma ieri sera, non c’è modo più nobile di festeggiare l’altrui amicizia o semplicemente l’altrui felicità che facendo divertire la persona a cui si vuol bene, prestandosi al proprio divertimento e assecondandolo. E’ una cosa rara. Bellissima.


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Democrazia

giovedì, 4 novembre 2010 | 1 Commento

Che gran fregatura! E’ che il paradosso è insito in se stessa, infatti, se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza. Un esempio di questo tipo è quello di un Paese con una forte maggioranza di una religione nel quale un partito porta i leader religiosi al potere, disconosce la laicità dello Stato, e desidera instaurare una teocrazia; oppure di un orientamento politico che rifiuta la Costituzione e di indire nuove elezioni democratiche.



comunicazione mubIeri pomeriggio ho partecipato alla prima edizione del Mub, il Festival della mobilità urbana in bicicletta che si è tenuto qui a Pescara, presso il Museo delle Genti d’Abruzzo, un’iniziativa sicuramente molto interessante per la quale faccio i miei complimenti in primo luogo ad Alessandro il quale ha curato la direzione artistica con convegni, mostre, spettacoli, ma anche a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento e all’agenzia Dispenser che ha curato la comunicazione con creatività e gusto.

Sono stati interessantissimi i contributi di Natalino Russo, autore del libro “Nel mezzo del Cammino di Santiago – In bicicletta verso Compostela tra viandanti e pellegrini”, e di Bibi Bellini, giornalista gran cultore della bicicletta e curatore del portale I Like Bike. Si è parlato di Mobilità urbana alternativa, di quelli che sono i pregi, di quelli che potrebbero essere gli sviluppi futuri per una maggiore sostenibilità nel rispetto dell’ambiente e di se stessi e di quelle che sono altre realtà come ad esempio la regione Emilia Romagna o la città di Bolzano dove il 28% dei cittadini oggi sceglie di spostarsi in bici lasciando a casa l’automobile.

E’ stato un vero peccato, invece, non esser stato presente al convegno sulla mobilità urbana che si è tenuto ieri mattina sempre presso l’auditorium del Museo. Da quel che mi è stato riferito, forse un tantino fuori luogo le proteste contro il filobus lungo la strada parco da parte dei manifestanti, sarebbe stato interessante invece ascoltare quelle che sono le idee e le opinioni di chi è attualmente  al comando del comune di Pescara e quali sarebbero le scelte organizzative atte a far si che anche la nostra città veda uno sviluppo verso queste tematiche. Le opinioni degli assessori, dei Sindaci di Pescara e di altre città d’Abruzzo, sono state raccolte in un supplemento alla rivista “Risorse d’Abruzzo” che vi consiglio vivamente.
Per gli amici pescaresi sul web o per chi voglia approfondire, se ci sarà una copia digitale del supplemento vi terrò sicuramente aggiornati!



Lunatico

sabato, 14 agosto 2010 | 2 Commenti

Si davano i compiti da fare per le vacanze estive, a giugno, quando la scuola finiva e ci si rivedeva a settembre. Erano i tempi delle medie, e forse nessuno li faceva quei compiti e nessuno li controllava poi all’inizio dell’anno successivo! Le insegnanti di italiano facevano girare una lista di libri che potevano o dovevano essere letti, non ho mai ben capito.. fatto sta che in quella lontana estate, per scrupolo o per curiosità, un libro lo comprai: Calvino, Il Visconte Dimezzato. Bel libro, scorrevole, corto, finito lì.

Poi vengono le superiori, qui invece la prof. ci obbligò di leggere Il Visconte Dimezzato di Italo Calvino e: “checulo!!” pensai “ce l’ho già!!” ché ai tempi non ancora avevo capito che uno i libri se li legge per piacere, se li legge per capire, se li legge per sognare..
Però fortunatamente in quel periodo c’era anche il pianoforte. E c’era la luna, era lì anche allora, senza che me ne rendessi conto, che si mescolava con quelle sensazioni che non riuscivo bene a percepire ma che mi attiravano dannatamente, quando Chopin significava solo “sonate al chiaro di luna”, e ci sentivo dietro e avanti e dentro la musica, tutta la malinconia e il sentimento e il fascino che la luna dà quando uno la guarda.. ma lo si intuiva solamente ai tempi, non era chiara la visione..

E la vita, se la assapori per bene, ti mette sempre di fronte a persone nuove da scoprire, da conoscere, e a un nome, che al solo pronunciarlo provocava turbamenti, ansie e passioni e che ancora oggi ha la sua importanza ma si ripresenta sotto una veste nuova a farti capire che tutti hanno bisogno di un lato al femminile accanto ma soprattutto dentro, una donna elegante che seduca e che affascini e vada a bilanciarsi con il giusto ritmo di vita, proprio come la luna, quella narrata da Calvino e musicata da Chopin.

Sicché, ieri sera a tarda ora, tra gli schiamazzi delle persone sul lungomare, le canzoni e le grida mi sono fermato un attimo con la mente quando me la sono trovato davanti, lì sul mare, la luna. L’ho guardata un momento come ipnotizzato, quella falce rossa che galleggiava adagiata sulla propria schiena e ho subito ripensato a come l’avevo immaginata qualche mese fa quando lei che mi accompagnava aprì una pagina delle “Cosmicomiche” in una libreria per farmi leggere quella conclusione stupenda e così profonda che Calvino aveva dato ad un suo racconto pensando a lei, pensando a Luna:

«Alle volte alzo lo sguardo alla Luna e penso a tutto il deserto, il freddo, il vuoto che pesano sull’altro piatto della bilancia, e sostengono questo nostro povero sfarzo. Se sono saltato in tempo da questa parte è stato un caso. So che sono debitore alla Luna di quanto ho sulla Terra, a quello che non c’è di quel che c’è.» (I. Calvino)


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Youth in Action @ Lisboa!

mercoledì, 21 aprile 2010 | Commenta ora

“Sustainable Rights” Youth exchange – environmentalism and human rights for a sustainable development è un progetto che mira a riunire a Lisbona – Portogallo, durante 7 giorni, 25 giovani tra i 18 e i 30 anni provenienti da Portogallo, Italia, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Turchia.

L’obiettivo è quello di far si che il confronto con altri ragazzi europei sulla relazione tra tutela dei diritti umani e sviluppo sostenibile dia modo di comprendere, attraverso una serie di attività non formali, l’interdipendenza tra le questioni ambientali e la salvaguardia dei diritti umani. L’approfondimento di questi due temi potrà fornire un valido strumento per accrescere la partecipazione attiva dei giovani e la promozione di una cittadinanza consapevole in grado di difendere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Ci saranno momenti di condivisione su esempi di “buone prassi” realizzate dalle organizzazioni, dai governi locali, e dai gruppi di iniziativa dei cittadini e dei giovani.
Questo processo di apprendimento interculturale sarà arricchito da attività quali giochi di ruolo, laboratori artistici, forum teatro, attività all’aria aperta e altro, proprio per sperimentare strumenti educativi alternativi e non formali.

Come partecipante alle selezioni della ONG “Un ponte per..”, referente e promotrice per l’italia di questo scambio giovanile, sono stato selezionato come uno dei cinque ragazzi italiani che parteciperà al soggiorno a Lisbona il prossimo 18 Giugno! Tra le motivazioni della scelta, sensibilità verso le tematiche trattate e la mia “presenza” attiva nei nuovi media, blog e quant’altro.. Probabilmente dovrò occuparmi della realizzazione di un blog dedicato per agevolare la divulgazione del progetto prima durante e dopo, ma vi aggiornerò prossimamente in merito con maggiori dettagli!

Até logo meus amigos!




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