Fenomenologia dell’Autistico Sentimentale
lunedì, 26 maggio 2008 | 7 Commenti
L’autismo sentimentale è una malattia. Sintomi: incapacità di dimostrare l’amore che si prova. Non che si sia incapaci di amare, solo non si è in grado di mettere in atto i comportamenti conseguenti all’amore. Chi vive accanto ad un malato di autismo sentimentale sa che deve amare due volte; deve essere capace di amare e di amare senza essere ricambiato/a (ma ciò vale maggiormente per gli individui di sesso maschile, quindi: ricambiata!). Almeno non apertamente. Cosa si prova a guardare un tramonto da soli? Ecco quella è la sensazione che prova l’incapace sopra citato. E’ purtroppo un uomo a metà , poichè non si può essere completi quando si è incapaci di gridare la propria gioia e quando si è accompagnati da un ficcante dolore all’anima anche nei momenti belli.
Il malato in questione è prigioniero di se stesso: avete presente quel sogno ricorrente in cui si vorrebbe gridare ma non esce la voce? ecco fatevi accompagnare da quella sensazione tutti i giorni della vostra vita ed avrete una vaga idea.
Ma quindi questo uomo senza sorriso non sa amare compiutamente? No.
E’ un analfabeta dell’amore. Firma con la croce.
N.B. post tratto da alcuni spunti riflessivi conseguenti la chiacchierata di ieri con un mio carissimo amico unita ad alcune divagazioni di un collega d’ufficio.
Valentina
26 maggio 2008 alle 21:34
Io credo, però, che sia più frustrante guardare un tramonto con l’autistico sentimentale a fianco, piuttosto che soli. Da soli, un tramonto può regalare sogni, speranze e prospettive di felicità. Ma accanto all’A-S, la realtà uccide ogni fantasia…
Secondo me, però, l’A-S è malato ma non incurabile. Da qualche parte ha un pulsante, una faglia o un’eccentricità che potrebbe portarlo un giorno a “guarire”. Con amore.
V
Paolo Bee
26 maggio 2008 alle 22:53
Ciao Valentina, benvenuta!
Il problema dell’autistico sentimentale sta proprio nel fatto di non riuscire ad esternare quello che prova, per lui osservare un tramonto porta alle stesse cose che hai elencato tu ma non riuscirle a trasferire a chi gli sta accanto è il vero problema e si innesca così un circolo vizioso che lo porta, apparentemente, a vivere in un suo mondo isolato!
Sul fatto che non sia incurabile invece sono d’accordo, e credo che la “medicina” che hai consigliato sia la migliore!
annarita
27 maggio 2008 alle 01:22
Deve essere terribile! Ne parli per conoscenza indiretta o diretta di qualche caso?
E ancora, se parli di “analfabeta dell’amore”…si può provare un percorso di alfabetizzazione. Se invece si tratta di una vera e propria patologia, il discorso si fa più complesso perché in questo caso non basta soltanto la dedizione e la ricerca del punto debole o sensibile che dir si voglia.
L’autismo è una malattia terribile. Ho avuto a scuola un bambino autistico…una sofferenza indicibile!
Credo però che tu ti stia riferendo a qualcosa di diverso.
Un caro saluto
annarita
Paolo Bee
27 maggio 2008 alle 13:55
Ne parlo perchè mi sembra un fenomeno sempre più comune nei ragazzi della mia età e non solo, non è, infatti, il fattore età che conta ma il modo in cui ci si pone nei rapporti con le persone. Sempre più spesso sento parlare di “individui” di questo tipo ed ho anche modo di constatare il fatto direttamente da alcune persone che mi circondano.
Ma credo che la cosa sia del tutto curabile, basta un po’ d’impegno da parte del diretto interessato e molta pazienza da parte di chi gli sta accanto, in questo le donne ci insegnano!!
Audrey
27 maggio 2008 alle 19:58
Forse è solo un meccanismo di difesa no?
Se ti convinci che sei incapace di farti coinvolgere, ti convinci anche che NULLA e NESSUNO ti può ferire, ti può far male e far star male.
Onestamente, trasferendo l’analisi ad un livello più sociologico è anche vero che oggi chi mostra i suoi sentimenti viene guardato con sospetto.
E parlo di sentimenti, emozioni, non pensieri, ragionamenti, elucubrazioni.
Provocazione:
Se incontriamo per strada una persona che piange, in quanti ci sentiamo imbarazzati per lei, per aver mostrato così intimamente un qualcosa di sè?
Ed allora (forse) c’è chi pensa che è meglio l’isolamento alla sofferenza.
Un caro saluto, Audrey
Paolo Bee
27 maggio 2008 alle 22:35
L’aspetto difensivo sicuramente prevale in questo tipo di persone ma non credo sia l’unico motivo predominante, anche se isolamento molte volte vuol dire sofferenza.
Il difficile in tutta questa situazione sta nel cacciare con le pinze i sentimenti dell’A-S perchè lui non è che li nasconde ma non riesce proprio a mostrarli!!
Di certo la tua “provocazione” mi è piaciuta moltissimo.
a presto Audrey, grazie.
nikko
28 ottobre 2008 alle 11:30
secondo me il vero problema è ke uzumki nn riuscira mai a battere sasuke,perche il clan uciha possiede lo sharingan, ank se nn i è anora svelato quello ke tachi ha donato a naruto mi sa difficile.
anke se ce da dire che naruto nn ha ancora imparato ad usare il cercoterio a perfezione…
speriamo!!! ;;