Archivio mensile:gennaio 2009

Il caffè sospeso

Sono capitato per sbaglio su di un articolo che parlava di caffè. Questo segmento è uno dei più importanti nell’intero settore di cibi e bevande del nostro paese, con numeri da capogiro: leggendo qua e là nel web sono venuti fuori qualcosa come 2 miliardi di euro di fatturato; 250 mila tonnellate di caffè torrefatto venduto all’estero; 1 milione e 800 mila sacchi di caffè verde esportati; 40 milioni di consumatori assidui per un totale di circa 43 miliardi di tazzine all’anno! Insomma un mercato che non conosce crisi a livello internazionale e soprattutto in Italia la quale importa il prodotto grezzo per poi raffinarlo da paesi per la maggior parte sottosviluppati quali Brasile, Vietnam, India, Colombia e Indonesia a prezzi bassissimi e con un ricarico molto elevato. Il fenomeno oramai in voga e in costante aumento è quello del caffè in cialde o capsule che può costare fino a quattro volte il prezzo al Kg di un normale pacchetto di caffè in vendita in tutti i supermercati ma soprattutto porta diverse problematiche l’aspetto legato allo smaltimento delle stesse. Semplici e puliti, questi sistemi hanno però anche un impatto ambientale, infatti le cialde che ogni anno finiscono nella spazzatura si contano già in miliardi e non sempre sono eco-compatibili o perlomeno riciclabili, proprio per questo molte sono le associazioni e le organizzazioni che tengono sotto osservazione questo sviluppo..

E mentre il terzo mondo viene sempre più sottopagato e le cialde contribuiscono nel loro piccolo all’intossicazione dei nostri terreni, nascono i sommelier del caffè i quali educano alla degustazione e al suo consumo…

Tanto per rimanere in tema, concludo con una nota di poesia che prendo in prestito al mio caro amato De Crescenzo:

A Napoli una volta, c’era una bella abitudine: quando una persona stava su di giri e prendeva un caffè al bar, invece di uno ne pagava due. Il secondo lo riservava al cliente che veniva subito dopo. Detto con altre parole, era un caffè offerto all’umanità. Poi, di tanto in tanto, c’era qualcuno che si affacciava alla porta del bar e chiedeva se c’era un “sospeso”. Tutto questo era dovuto al fatto che erano più i clienti poveri che quelli ricchi. Oggi purtroppo non solo non esiste più chi paga un “sospeso” ma nemmeno chi è disposto ad accettarlo. Un giorno ho conosciuto un brav’uomo, bisognoso di fare amicizie, che di “sospesi” ne pagava addirittura cinque.

In un giorno di pioggia

Questo è uno di quei giorni, un giorno di pioggia, in cui la curiosità mi seduce e mi tiene sveglio, vigile..la testa lo stomaco il cuore, pulsano battono girano..gli occhi davanti alla luce astratta e chiara del monitor bruciano un po’, intorno come foschia, come nebbia, aria densa che affatica il respiro ma la testa formula quesiti, esige risposte, crea interrogativi, pretende ragionamenti..il cuore sogna, fa casino come tante urla rintanate in quattro mura solide a tenuta stagna, ogni tanto mi fa fare qualche cazzata che la mente non sa come giustificare… e va bene così….

Mi chiedo quanto negli ultimi anni abbia seguito i segnali che l’universo, o chi per lui, mi inviava…le intuizioni, le lingue da imparare, rassegnarsi al fatto di quanto sia sempre più difficile capire le persone. Mi piace la vita che faccio, o forse no, amo cambiare, e dietro quella maschera di instabilità e di indecisione c’è la mia essenza che col tempo si rivela a chi è pronto a ricevere. Fuori la complessità aumenta…dentro la chiarezza cresce, quotidianamente. Rido, sorrido, mi incazzo, mi irrito, ho paura, piango…e tutto questo mi piace. Questo spettro di emozioni che è la mia essenza richiede solo di essere lasciata libera..anzi non chiede, esige. E mi concedo molto volentieri alle mie emozioni e le assaporo, come in un rito orgiastico. Tra qualche settimana si aggiungerà un altro anno alla collezione ..26 … e rivedo vecchie foto e penso come quell’anima si sia evoluta e a tradirla restino solo i miei occhi!

Penso e rifletto e rido di me anche, della mia capacità di “vivere” senza Tv, non l’accendevo da più di un mese…e la fissavo oggi, ma era spenta e mi prendevo per scemo: seduto in poltrona con davanti una televisione spenta è una scena un po’ buffa e la voglia di accenderla non mi sfiorava neanche, pensavo che se avessi premuto il tasto “On”, se l’avessi schiacciato io, sarebbe scoppiata.. il mio odio verso l’informazione/disinformazione dei media italiani potrebbe fare ciò?? Far uscire fuori un denso fumo grigio dal televisore solo perché ho tentato di accenderlo?! Molto improbabile, ma mi piace un casino pensarlo!

E in un giorno di pioggia come questo in cui mille pensieri vagano nell’etere nulla è lasciato al caso, dall’io interiore e più profondo fin su nell’alto del fumo di un tubo catodico bruciato e, diciamocela tutta, si pensa anche a “lei” (persona o stato mentale che sia) e ci si chiede: saremo di nuovo vicini..??