Il caffè sospeso

Sono capitato per sbaglio su di un articolo che parlava di caffè. Questo segmento è uno dei più importanti nell’intero settore di cibi e bevande del nostro paese, con numeri da capogiro: leggendo qua e là nel web sono venuti fuori qualcosa come 2 miliardi di euro di fatturato; 250 mila tonnellate di caffè torrefatto venduto all’estero; 1 milione e 800 mila sacchi di caffè verde esportati; 40 milioni di consumatori assidui per un totale di circa 43 miliardi di tazzine all’anno! Insomma un mercato che non conosce crisi a livello internazionale e soprattutto in Italia la quale importa il prodotto grezzo per poi raffinarlo da paesi per la maggior parte sottosviluppati quali Brasile, Vietnam, India, Colombia e Indonesia a prezzi bassissimi e con un ricarico molto elevato. Il fenomeno oramai in voga e in costante aumento è quello del caffè in cialde o capsule che può costare fino a quattro volte il prezzo al Kg di un normale pacchetto di caffè in vendita in tutti i supermercati ma soprattutto porta diverse problematiche l’aspetto legato allo smaltimento delle stesse. Semplici e puliti, questi sistemi hanno però anche un impatto ambientale, infatti le cialde che ogni anno finiscono nella spazzatura si contano già in miliardi e non sempre sono eco-compatibili o perlomeno riciclabili, proprio per questo molte sono le associazioni e le organizzazioni che tengono sotto osservazione questo sviluppo..

E mentre il terzo mondo viene sempre più sottopagato e le cialde contribuiscono nel loro piccolo all’intossicazione dei nostri terreni, nascono i sommelier del caffè i quali educano alla degustazione e al suo consumo…

Tanto per rimanere in tema, concludo con una nota di poesia che prendo in prestito al mio caro amato De Crescenzo:

A Napoli una volta, c’era una bella abitudine: quando una persona stava su di giri e prendeva un caffè al bar, invece di uno ne pagava due. Il secondo lo riservava al cliente che veniva subito dopo. Detto con altre parole, era un caffè offerto all’umanità. Poi, di tanto in tanto, c’era qualcuno che si affacciava alla porta del bar e chiedeva se c’era un “sospeso”. Tutto questo era dovuto al fatto che erano più i clienti poveri che quelli ricchi. Oggi purtroppo non solo non esiste più chi paga un “sospeso” ma nemmeno chi è disposto ad accettarlo. Un giorno ho conosciuto un brav’uomo, bisognoso di fare amicizie, che di “sospesi” ne pagava addirittura cinque.

2 commenti su “Il caffè sospeso

  1. alberto

    Era bella questa abitudine di Napoli. Purtroppo adesso non c’è più perché quella società napoletana, con le sue abitudini di socialità, è sparita.

  2. Paolo Bee Autore articolo

    Già, oramai restano solo dei bei racconti da ascoltare per cercare di immaginare quella che era la cultura partenopea di un tempo…

    Grazie per il tuo intervento, Alberto.

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