Felice

Cacciato di casa da una sorella tossicodipendente e rifiutato da un padre poco accondiscendente, Felice lo trovi sempre seduto al ciglio di una strada, camminare lungo un marciapiede, rovistare tra i cassonetti dell’immondizia, dormire nel parcheggio di un supermercato, in quella zona di Montesilvano tra il municipio e il mare. Per la società stratificata di un grande centro sarebbe un barbone, un semplice barbone, ma per tutti qui in città è Felice.. e non si chiede nient’altro, perché non da fastidio, è gentile in linea di massima, solo a volte un po’ scontroso con le persone che lo guardano con ribrezzo e nonostante ciò una velata malinconia si ode nelle loro parole quando si parla di lui, perché tutti lo conoscono, tutti lo hanno visto a Montesilvano. Non è anziano, non è giovane, è un uomo, di mezza età, robusto e con un sistema nervoso cristallizzatosi nel freddo delle notti invernali tanto da non fargli avvertire più neanche un brivido. Non elemosina e se lo fa ha una grande dignità nel chiedere due spiccioli; solitamente in modo educato si avvicina alle ragazze, o alle donne con il cuore più tenero, e preannunciando che non vuole fare del male, che non è cattivo, chiede una sigaretta, ma non una sigaretta intera per carità, a lui basta un mozzicone, in fondo si accontenta di pochi tiri. Gli basta fumare. E bere. E con quei pochi soldi che ha nelle mani, grosse, nere, ingrassate, con delle profonde screpolature sui polpastrelli delle dita, compra vino da tavola nei brik di cartone e si ubriaca. E’ sempre ubriaco. Se avanza qualche monetina tra le poche che ha compra da mangiare, se no va bene così.. Qualcuno quando lo vede dormire nel parcheggio di un supermercato o nel cortile di un complesso residenziale gli lascia del pane accanto su quel cartone pieghevole che si porta sempre dietro ben ordinato tra le sue cose messe in quel carrello per la spessa che è la sua casa ambulante.. E ognuno ha quella sua immagine nella mente, con delle grosse cuffie sulla testa, quasi paresse un ragazzetto con dei paraorecchie da montagna, ascolta musica da un lettore immaginario quando non ha le batterie per la sua radiolina portatile, e se qualcuno gliene cede un paio lui accende, alza il volume a tutta e si spara il suono metallico campionato di una stazione radio che non prende nelle orecchie, al limite della soglia di dolore e lo vedi che barcolla quasi in una sorta di trance e può sembrare buffo, già, ma in pochi ridono, perché tutti sanno la sua storia, per alcuni è motivo di compassione nel comprendere come abbia bisogno di questi metodi per accettare quel destino così beffardo nei suoi confronti, per altri è semplicemente un barbone, ma per tutti è Felice.

E per un paio di giorni girò voce che fosse stato trovato morto, e la notizia circolò di bocca in bocca tra i banchi di chiesa e il parroco ne annunciò pubblicamente la scomparsa nei discorsi della domenica mattina, ma il disgraziato, con il caldo delle notti estive andava a dormire sulla spiaggia, sotto le stelle, davanti al mare con la sua musica immaginaria, il suo tavernello, i suoi mozziconi e forse si, ci sarebbe voluta una donna a completare l’opera a far sembrare tutto più bello e far persistere quel suo essere felice fintanto che qualcuno se ne accorgesse. E così fu, qualcuno lo notò riportandolo alla realtà e da presunto morto tornò ad essere, semplicemente, Felice.

Da oggi Felice ha anche uno scritto che parla di lui e non so sinceramente cosa penserebbe se sentisse questa storia bizzarra che lo vede protagonista, cosa gli importerebbe se sapesse di avere un ammiratore nascosto che peraltro scrive su di un oggetto strano come lo è un blog in questo suo mondo opaco e barcollante. Probabilmente reagirebbe in uno dei suoi modi strani dettati dall’istinto o forse, e lo spero, si lascerebbe scivolare tutto dalla sua persona continuando sempre ad essere quello che è. Così, semplice come una parola. Felice.

8 commenti su “Felice

  1. Salvatore

    Lo incontro ogni mattina andando a lavoro. Io a passo svelto che muoio di freddo e lui che si ripara solo le mani in tasca. Mai vista una persona con così tanta dignità: ricordo quando si è presentato con una ricetta per un antibiotico con i 2 euro per il ticket!
    Bel pezzo, davvero, mi sono quasi commosso.
    Grazie Paolo ;-)

  2. Paolo Bee Autore articolo

    Salvatore grazie a te per aver avvalorato la mia tesi e per aver apprezzato!
    Ti sono riconoscente! :)

  3. annarita

    Sono tornata a leggere la storia di Felice più volte, e l’ho segnalata a scuola alla mia collega di lettere, che ne ha tratto spunto per operare delle riflesioni con i ragazzi di terza, che hanno svolto anche un componimento in classe sul tema dell’emarginazione e della solitidine.

    Toccante, Paolo. Hai dimostrato una sensibiltà rara,…ma non è una novità.

    Un abbraccio.
    annarita

  4. Paolo Bee Autore articolo

    Annarita io ti ringrazio infinitamente, sono lusingato dai tuoi complimenti, dal coinvolgimento della tua collega e dei ragazzi.. Non avrei mai immaginato.. Grazie.

    Poi magari fammi sapere cosa ne è uscito fuori dai ragazzi, sono molto curioso!

    Un grazie particolare anche alla tua collega.

    Un abbracio grande Annarita.

  5. Valentina

    Un bellissimo post, delicato e commovente… Non aggiungo nulla, se non che mi ha emozionato leggerlo.
    V

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