Archivio mensile:agosto 2010

Lunatico

Si davano i compiti da fare per le vacanze estive, a giugno, quando la scuola finiva e ci si rivedeva a settembre. Erano i tempi delle medie, e forse nessuno li faceva quei compiti e nessuno li controllava poi all’inizio dell’anno successivo! Le insegnanti di italiano facevano girare una lista di libri che potevano o dovevano essere letti, non ho mai ben capito.. fatto sta che in quella lontana estate, per scrupolo o per curiosità, un libro lo comprai: Calvino, Il Visconte Dimezzato. Bel libro, scorrevole, corto, finito lì.

Poi vengono le superiori, qui invece la prof. ci obbligò di leggere Il Visconte Dimezzato di Italo Calvino e: “checulo!!” pensai “ce l’ho già!!” ché ai tempi non ancora avevo capito che uno i libri se li legge per piacere, se li legge per capire, se li legge per sognare..
Però fortunatamente in quel periodo c’era anche il pianoforte. E c’era la luna, era lì anche allora, senza che me ne rendessi conto, che si mescolava con quelle sensazioni che non riuscivo bene a percepire ma che mi attiravano dannatamente, quando Chopin significava solo “sonate al chiaro di luna”, e ci sentivo dietro e avanti e dentro la musica, tutta la malinconia e il sentimento e il fascino che la luna dà quando uno la guarda.. ma lo si intuiva solamente ai tempi, non era chiara la visione..

E la vita, se la assapori per bene, ti mette sempre di fronte a persone nuove da scoprire, da conoscere, e a un nome, che al solo pronunciarlo provocava turbamenti, ansie e passioni e che ancora oggi ha la sua importanza ma si ripresenta sotto una veste nuova a farti capire che tutti hanno bisogno di un lato al femminile accanto ma soprattutto dentro, una donna elegante che seduca e che affascini e vada a bilanciarsi con il giusto ritmo di vita, proprio come la luna, quella narrata da Calvino e musicata da Chopin.

Sicché, ieri sera a tarda ora, tra gli schiamazzi delle persone sul lungomare, le canzoni e le grida mi sono fermato un attimo con la mente quando me la sono trovato davanti, lì sul mare, la luna. L’ho guardata un momento come ipnotizzato, quella falce rossa che galleggiava adagiata sulla propria schiena e ho subito ripensato a come l’avevo immaginata qualche mese fa quando lei che mi accompagnava aprì una pagina delle “Cosmicomiche” in una libreria per farmi leggere quella conclusione stupenda e così profonda che Calvino aveva dato ad un suo racconto pensando a lei, pensando a Luna:

«Alle volte alzo lo sguardo alla Luna e penso a tutto il deserto, il freddo, il vuoto che pesano sull’altro piatto della bilancia, e sostengono questo nostro povero sfarzo. Se sono saltato in tempo da questa parte è stato un caso. So che sono debitore alla Luna di quanto ho sulla Terra, a quello che non c’è di quel che c’è.» (I. Calvino)