Il piccolo mago

Da bambino mi regalarono “Il piccolo mago”, un gioco in scatola che si presentava come una raccolta di simpatici intrattenimenti ludici per i più piccoli con una serie di illusioni e giochi di prestigio da proporre via via alle persone che si sarebbero poi alternate come pubblico nelle varie occasioni. Mi piacevano queste cose, un curiosone come me non poteva lasciarsele scappare!

Col tempo diventai bravino, riuscivo a stupire, per quanto semplici potessero essere quei trucchi erano d’effetto e destavano divertimento. Ma la parte più bella per un mago è avere un pubblico, ché uno i trucchi non li fa solo per se stesso per vedere se gli son riusciti bene, allora mi divertivo nelle rimpatriate di famiglia a mettermi di fronte al pubblico a far scomparire e poi riapparire fazzoletti colorati, slegare catenine di ferro ad occhi bendati e via dicendo!

Presto, questo aspetto esibizionista del gioco mi stancò. Non capivo il motivo, ma il mettermi lì davanti a quei quattro o cinque sfortunati seppur stupiti spettatori non mi aggradava. Ci voleva una ragione più nobile per mettersi in mostra, per giustificare quell’emozione che riscalda e fa arrossire le guance quando tutti ti osservano e tu speri di non fare cazzate. Bisogna essere perfezionisti per pensarlo, in fondo era solo un gioco ma per un bimbo è una cosa seria! Sicchè mano a mano vestivo i panni dell’aspirante mago solo nelle occasioni che ritenevo più opportune, come i compleanni degli amici di scuola, ma non a tutti era riservato tale trattamento, bensì solo a quelli a cui tenevo di più! Che onore, avrò forse pensato, far sentire il festeggiato come un re con la sua corte e il suo giullare, il suo mago, che intrattiene e diverte la sua festa! La scelta si rilevò vincente per un po’, mi chiedevano di  far parte ai vari compleanni con bigliettini colorati a mano con sopra esplicite richieste di intrattenimento! Poi un pomeriggio di gennaio, per il compleanno del mio migliore amico, quello con il quale ero culo e camicia da sempre senza sapere il perché, dopo molto tempo che non portavo più gli “attrezzi del mestiere” con me, decido che sì, porcamiseria, sarebbe stato propio bello fare una sorpresa, sarebbe stato magico!

La festa passò, avvertii che qualcosa non era andata, lo avevo capito dal modo in cui mi guardava la sorella del mio migliore amico di allora e dalla fretta con la quale sua zia si apprestò a sparecchiare baracche e burattini nel bel mezzo di un gioco d’illusioni perchè, a suo dire, si doveva servire la torta. Restammo tutti basiti, poi la torta inevitabilmente ebbe la meglio! Mi ero lasciato scivolare la cosa senza rendermene conto.

A scuola qualche tempo dopo mi disse dell’antipatia che provavano nei miei confronti le sue sorelle e sua zia: “.. quello lì vuole stare sempre al centro dell’attenzione, ma chi si crede di essere?!”

Non giocai più al piccolo mago. Neanche da solo. Non mi avevano ferito quelle parole ma il fatto che non ne si capisse quella che era la causa di quel comportamento, una mera e completa dimostrazione d’affetto e l’occasione concreta per manifestarla.

Ieri sera ho ripensato a questa storia durante la festa di laurea di una cara amica. Io in mezzo ad archeologi, dottorandi ed aspiranti tali, ancora una volta ho avvertito quel senso di profonda umanità nei discorsi di quelle persone. Ragazzi con un punto di vista così diverso dal mio che a volte trovo cinico e razionale. Inevitabilmente sono rimasto attratto dal modo con il quale chi studia il passato è portato a dare una descrizione del presente così chiara e ironica. Questa sarà ricordata veramente come l’età Kittyana?! Penseranno davvero che noi poveri mortali adoravamo Hello Kitty come una divinità?! Vagavo nei discorsi rubati dai gruppi adiacenti al mio tavolo a quelli nei quali invece prendevo parte anche solo come spettatore ed era divertente osservare. Osservavo quel susseguirsi di amici di studio della laureata che si alternavano su un palchetto improvvisato con l’unico obiettivo di far divertire la festeggiata e i suoi invitati. C’era chi cantava liriche dai testi sarcastici e un po’ spinti e chi suonava strumenti musicali di altri tempi, culture e tradizioni. Hanno cantato e la festeggiata ha ballato, libera e senza pensieri, senza morali imposte, al ritmo di una cornamusa che qualcuno suonava solo per lei. C’era quel senso in me che mi diceva: la stanno omaggiando con la loro presenza e la loro arte e non c’è niente che possa farla sentire più felice in questo momento! Tutto ciò è magico pensavo! Una magia fatta non da un piccolo mago ma da grandi ragazzi legati da sentimenti veri e così forti tra di loro.

Questa mattina riflettevo in macchina, quelle mie teorie di bimbo avevano avuto conferma ieri sera, non c’è modo più nobile di festeggiare l’altrui amicizia o semplicemente l’altrui felicità che facendo divertire la persona a cui si vuol bene, prestandosi al proprio divertimento e assecondandolo. E’ una cosa rara. Bellissima.

5 commenti su “Il piccolo mago

  1. Paolo Bee Autore articolo

    Ciao Lorenza! Che piacere sentirti, grazie per il pensiero! “Passa” pure quando vuoi da queste parti, sei sempre la benvenuta anche se, come avrai notato, non ho molta costanza nello scrivere!
    Un abbraccione, salutami tanto i tuoi!
    A presto.

  2. Paolo Bee Autore articolo

    Grazie Ste’!
    E’ bello sapervi sempre lì, dall’altra parte dello schermo, a leggere!

    A presto,
    Paolo.

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