Archivio mensile:giugno 2012

La Madonna di Pompei

Il mio collega di lavoro ha un rapporto quasi morboso con i santi, soprattutto per quanto riguarda le imprecazioni. Quando le cose non vanno come lui vorrebbe, allora bestemmia. E lo fa spesso, direi sempre. Tra i suoi santi preferiti per le bestemmie ci sono tutta una serie di nomi che non sto ora ad elencarvi per non turbare gli animi più sensibili. Senza considerare poi che ci sono gli intoccabili o meglio gli “Innominabili”. Da buon campano qual’è infatti, il mio collega ha dei santi che non si possono nominare perchè, a suo dire, la bestemmia verso di loro non esiste o non è stata inventata. Tra questi, in primis c’è San Gennaro e in secundis il santo del suo nome di battesimo.

E poi c’è la Madonna di Pompei che, poveretta, non fa parte degli Innominabili, ma nella gerarchia venerata tra le popolazioni del sud Italia in particolare, riveste comunque un posto di tutto rispetto e se si arriva a nominarla allora la questione è da prendere in considerazione. Così, il mio collega, quando le cose vanno bene bene o quando si aspetta che vadano bene bene si rivolge alla madonna, quella di Pompei, e le chiede “la grazia” e che magari accolga la sua richiesta. Con totale simmetria però, quando le cose vanno male, ma non un “male semplice”, un male che sia particolarmente complesso, qualcosa che va peggiorando, che sembra irrisolvibile,  allora si rivolge alla madonna con modi tutt’altro che sacri e diventando rosso in viso impreca a voce sostenuta.

Il suo rapporto così bizzarro con la Madonna di Pompei mi ha da sempre incuriosito, oggi in particolare, quando deve aver avvertito marcatamente quel male di vivere, quel trascinarsi dietro sempre le stesse storie ricorrenti, ed allora ha iniziato dapprima a bestemmiare senza un apparente motivo uno dei tanti nomi della lista dei preferiti e poi ad imprecare la Madonna di Pompei con la richiesta specifica che le cose riprendessero ad andare per il meglio. Rivolgendo, quindi, alla stessa Madonna di Pompei, sia una richiesta di considerazione che una bestemmia in una sorta di insolito ossimoro, se così può essere definito.

A quel punto gli ho fatto notare che non sta nel pregare o bestemmiare la soluzione del problema a mio avviso e che forse quest’ultima, la soluzione, deve essere cercata altrove. Lui, stavolta stranamente, mi è stato a sentire attento, con aria di pentimento. Poi, dopo un attimo di silenzio, ha annuito con la testa e, giratosi, a denti stretti, ha bestemmiato nuovamente uno dei suoi tanti nomi preferiti. Forse stavolta si poteva evitare – avrà pensato – non si doveva arrivare a scomodare la Madonna di Pompei.