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	<title>Paolo Barbarossa &#187; Attimi</title>
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	<description>Un uomo in mare</description>
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		<title>Noir</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 15:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si era sempre rifiutata di arredarla quella sua casa forse troppo grande per lei, aveva giusto comprato una lampada grande, da terra, e una più piccola, in stile liberty, da mettere accanto al suo letto: un materasso poggiato su di un grande tappeto bianco dalla consistenza voluminosa e soffice. La cucina, scarna, con una credenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si era sempre rifiutata di arredarla quella sua casa forse troppo grande per lei, aveva giusto comprato una lampada grande, da terra, e una più piccola, in stile liberty, da mettere accanto al suo letto: un materasso poggiato su di un grande tappeto bianco dalla consistenza voluminosa e soffice. La cucina, scarna, con una credenza digiuna di piatti, un frigo giallo in stile anni &#8217;50 e un lavandino.</p>
<p>Quando si era trasferita lì, in quell&#8217;appartamento, aveva deciso così; comprò quel poco di arredamento, un portatile, un buono stereo, e poi cuscini, un mare di cuscini, di ogni forma, colore, densità, grandezza. Aveva riempito la stanza principale, quella che lei chiamava &#8220;pensatoio&#8221;, di cuscini, e un tavolino in legno wengé, basso, da poterci stare in ginocchio o, come preferiva lei, a gambe incrociate.<br />
Tra il tavolo e la finestra la lampada da terra in stile classico completamente bianca e con il cappello bombato arancio dominava la stanza dalla sua altezza come un faro.</p>
<p>Quella sera mi aveva invitato a cena.</p>
<p>Quando suonai, qualcuno mi aprì dal citofono senza rispondere. Salite le scale notai la porta socchiusa, c&#8217;era musica che filtrava dalla fessura. Aprii la porta e fui invaso da un profumo d&#8217;incenso e musiche orientali, la melodia di un sitar che suonava ininterrottamente creando il rincorrersi di echi e cambi di tonalità. Nel piccolo atrio d&#8217;ingresso, vuoto e dalle pareti di un giallo caldo pastello, a sinistra della porta, inevitabile da notare come una guardiana, c&#8217;era la scarpiera che invitava a togliersi le scarpe e mettersi a proprio agio. Lo feci, come sempre, seguendo la sua volontà taciuta. Amavo quell&#8217;ambiente, non era ricolmo di ognicosa come succede nelle altre case, eppure era caldo e accogliente, un habitat che sentivo di poter dominare, di conoscere istintivamente alla perfezione. La luce nell&#8217;atrio era poca e le lampadine delle altre stanze, compresa quella in cui mi trovavo, tutte spente. Mi avviai verso la sala dalla quale proveniva quella musica ipnotica e quella luce tremolante come di un fuoco. Sulla parete adiacente la porta venivano riflessi i giochi di luce di una candela, le luci e le ombre che si alternavano davano movimento alla stanza, come se stesse danzando anch&#8217;essa al ritmo della musica riprodotta dallo stereo. Lei era lì di spalle all&#8217;ingresso, a gambe incrociate davanti al tavolo apparecchiato. Persino la lampada-faro era spenta e il perimetro del tappeto intervallato da candele accese, alcune tozze e basse, altre più strette e lunghe col moccolo pendente sul corpo. Era elegante e sicura nel suo ambiente e lo si percepiva. Captò subito la mia presenza sulla soglia della porta, forse a causa delle fiammelle che si mossero al mio arrivo e, senza voltarsi, esordì con un: ciao, che fai?<br />
Mi avvicinai lentamente per darle un bacio da dietro, sulla guancia. Aveva gli occhi chiusi. E non li aprì, si limitò ad accennare un sorriso monco tirando indietro la guancia destra. I suoi occhi, però, si distesero e sorrisero, colmando quella mancanza. Erano da sempre stati lo specchio della sua persona, la parte di lei alla quale non poteva sfuggire. Accarezzai sulla testa Morgana, il suo gatto nero, che nel frattempo si muoveva tra le mie gambe miagolando mestamente: il suo saluto; mi chinai per accarezzarlo con più attenzione avvicinando la mia faccia al suo naso; la luce fioca delle candele evidenziò uno dei suoi seducenti occhi felini verdi che improvvisamente sparirono nel buio della stanza.</p>
<p>Mi allungai al suo fianco, distendendo un lato del mio corpo sui cuscini e piegando l&#8217;altra gamba con il ginocchio all&#8217;insù; avvertii il calore che proveniva dal tappeto sotto il piede, in un istante tutta la tensione accumulata nella giornata svanì. Mi sentivo stanco. Chiusi gli occhi anch&#8217;io, spogliandomi della corazza difensiva che indossiamo ogni giorno, mi sentivo leggero e nudo; nessun bisogno di difese.</p>
<p>Restammo così, indipendenti, in orbite parallele e latenti per un po&#8217; fino a quando non terminò la musica. Un tempo trascorso inavvertitamente; nella stanza non c&#8217;erano orologi. Si diresse fuori dalla scena per tornare un attimo dopo con due coppette nere e lucide ricolme di cous cous e verdure. Me ne porse una, era di plastica, ancora calda. Versai del vino rosso. Lei avvicinò il naso al grosso calice per carpirne l&#8217;odore intenso, poi sorrise abbassando gli occhi e mi chiese:<br />
&#8220;Com&#8217;è questo bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno?&#8221;<br />
risposi come tecnicamente il bicchiere fosse sempre pieno poiché nell&#8217;altra metà c&#8217;è sempre aria!<br />
Fece una smorfia di consenso e brindammo al suo nuovo lavoro. Sapeva essere così intensa e profonda da potersi permettere di usare le sue parole come lame taglienti se solo avesse voluto.</p>
<p>Mi spiegò come, essendo andata via la luce, aveva pensato di accendere le candele e creare l&#8217;atmosfera, ma io, pur con un sorriso, non le avevo creduto. Iniziammo a parlare dei nostri giorni e di quelli dei nostri conoscenti, io masticavo avidamente il cous cous con quel cucchiaino troppo piccolo per le mie tendenze e mandavo giù con un sorso di vino, lei invece, ricettiva e sensoriale, assaporava lentamente.<br />
Le parlai di Andrea, rimasto senza lavoro a causa di quella sua passione per il Martini bianco e del sogno imprenditoriale di Paolo concepito, a suo dire, in macchina, durante una trasferta di lavoro solitaria.<br />
Non avevo mai accettato quella routine che creiamo intorno alla nostra vita secondo la quale ci riduciamo a cercare in macchina la nostra intimità assicurando i nostri momenti di riflessione ad un viaggio; crediamo scioccamente che quello sia il momento migliore della giornata per scoprire qualcosa in più di noi, magari accompagnati dal giusto sottofondo musicale.</p>
<p>&#8220;E&#8217; così bella la semplicità&#8221; rispose. &#8220;Anche se troppo spesso viene confusa con la superficialità! Per me semplicità significa andare all&#8217;essenza delle cose ed avere conferma sulla loro utilità, capire il loro vero significato, quanto esse siano necessarie e scartarle in caso contrario. Sono convinta che ridursi al minimo in realtà significa trarre il massimo da tutto, analizzando l&#8217;intimità di se stessi, di ogni cosa. E&#8217; un atto di profonda sensibilità e interiorità.&#8221;</p>
<p>Era così. E quelle sue idee trovavano conferma ovunque nella sua vita.<br />
&#8220;Cosa vuoi che ti dica? Sei una donna difficile!&#8221; Dissi scherzando.<br />
Rise di cuore e parlammo di Giulia e del suo intervento all&#8217;anca, dopo più di un anno di visite mediche preparatorie, autotrasfusioni e cure, era riuscita a sostenere l&#8217;intervento con esito positivo e rimediare a quel difetto che sin dalla nascita le aveva condizionato così tanto l&#8217;esistenza impedendole di stare troppo tempo in piedi. Ora Giulia stava riscoprendo il piacere di fare lunghe camminate, per lei c&#8217;era sempre il sole, era dimagrita, aveva un portamento da modella. Era bella.</p>
<p>Fissai per un po&#8217; la stanza semi buia.<br />
&#8220;Eppure ci ostiniamo a chiedere: come stai? e ci ostiniamo a rispondere, tutto bene, come faceva Giulia.&#8221;</p>
<p>Interrogò i miei occhi prima di rispondere: &#8221;Sono le donne difficili, le dannate, quelle che hanno più amore da dare, quelle con l&#8217;anima vicino alla pelle, quelle che vedono la vita a colori e che la sera cenano a lume di candela, sempre, anche da sole, e spengono, notte e candele, esprimendo un desiderio che sia sempre lo stesso o che sia sempre diverso. Mentre noi, con i nostri sogni racchiusi dentro bolle di sapone dai riflessi colorati, restiamo fermi lì, ad osservarli scappare liberi nel cielo e andare via. Instancabilmente carichi di buone notti, proiettiamo la nostra bella vita sempre al domani, a quello che il giorno ci concederà e che noi ci accingeremo a vivere più o meno nolenti, più o meno volenti.&#8221;</p>
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		<title>Lunatico</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 17:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attimi]]></category>
		<category><![CDATA[Calvino]]></category>
		<category><![CDATA[La Luna come un fungo]]></category>

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		<description><![CDATA[Si davano i compiti da fare per le vacanze estive, a giugno, quando la scuola finiva e ci si rivedeva a settembre. Erano i tempi delle medie, e forse nessuno li faceva quei compiti e nessuno li controllava poi all&#8217;inizio dell&#8217;anno successivo! Le insegnanti di italiano facevano girare una lista di libri che potevano o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si davano i compiti da fare per le vacanze estive, a giugno, quando la scuola finiva e ci si rivedeva a settembre. Erano i tempi delle medie, e forse nessuno li faceva quei compiti e nessuno li controllava poi all&#8217;inizio dell&#8217;anno successivo! Le insegnanti di italiano facevano girare una lista di libri che potevano o dovevano essere letti, non ho mai ben capito.. fatto sta che in quella lontana estate, per scrupolo o per curiosità, un libro lo comprai: Calvino, Il Visconte Dimezzato. Bel libro, scorrevole, corto, finito lì.</p>
<p>Poi vengono le superiori, qui invece la prof. ci obbligò di leggere Il Visconte Dimezzato di Italo Calvino e: &#8220;checulo!!&#8221; pensai &#8220;ce l&#8217;ho già!!&#8221; ché ai tempi non ancora avevo capito che uno i libri se li legge per piacere, se li legge per capire, se li legge per sognare..<br />
Però fortunatamente in quel periodo c&#8217;era anche il pianoforte. E c&#8217;era la luna, era lì anche allora, senza che me ne rendessi conto, che si mescolava con quelle sensazioni che non riuscivo bene a percepire ma che mi attiravano dannatamente, quando Chopin significava solo &#8220;sonate al chiaro di luna&#8221;, e ci sentivo dietro e avanti e dentro la musica, tutta la malinconia e il sentimento e il fascino che la luna dà quando uno la guarda.. ma lo si intuiva solamente ai tempi, non era chiara la visione..</p>
<p>E la vita, se la assapori per bene, ti mette sempre di fronte a persone nuove da scoprire, da conoscere, e a un nome, che al solo pronunciarlo provocava turbamenti, ansie e passioni e che ancora oggi ha la sua importanza ma si ripresenta sotto una veste nuova a farti capire che tutti hanno bisogno di un lato al femminile accanto ma soprattutto dentro, una donna elegante che seduca e che affascini e vada a bilanciarsi con il giusto ritmo di vita, proprio come la luna, quella narrata da Calvino e musicata da Chopin.</p>
<p>Sicché, ieri sera a tarda ora, tra gli schiamazzi delle persone sul lungomare, le canzoni e le grida mi sono fermato un attimo con la mente quando me la sono trovato davanti, lì sul mare, la luna. L&#8217;ho guardata un momento come ipnotizzato, quella falce rossa che galleggiava adagiata sulla propria schiena e ho subito ripensato a come l&#8217;avevo immaginata qualche mese fa quando lei che mi accompagnava aprì una pagina delle &#8220;Cosmicomiche&#8221; in una libreria per farmi leggere quella conclusione stupenda e così profonda che Calvino aveva dato ad un suo racconto pensando a lei, pensando a Luna:</p>
<p><em>«Alle volte alzo lo sguardo alla Luna e penso a tutto il deserto, il freddo, il vuoto che pesano sull&#8217;altro piatto della bilancia, e sostengono questo nostro povero sfarzo. Se sono saltato in tempo da questa parte è stato un caso. So che sono debitore alla Luna di quanto ho sulla Terra, a quello che non c&#8217;è di quel che c&#8217;è.» </em>(I. Calvino)</p>
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		<title>Felice</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 19:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[emarginati]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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		<description><![CDATA[Cacciato di casa da una sorella tossicodipendente e rifiutato da un padre poco accondiscendente, Felice lo trovi sempre seduto al ciglio di una strada, camminare lungo un marciapiede, rovistare tra i cassonetti dell&#8217;immondizia, dormire nel parcheggio di un supermercato, in quella zona di Montesilvano tra il municipio e il mare. Per la società stratificata di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cacciato di casa da una sorella <span><span>tossicodipendente</span></span> e rifiutato da un padre poco <span><span>accondiscendente</span></span>, Felice lo trovi sempre seduto al ciglio di una strada, camminare lungo un marciapiede, rovistare tra i cassonetti dell&#8217;immondizia, dormire nel parcheggio di un <span><span>supermercato</span></span>, in quella zona di <span><span>Montesilvano</span></span> tra il municipio e il mare. Per la società <span><span>stratificata</span></span> di un grande centro sarebbe un barbone, un semplice barbone, ma per tutti qui in città è Felice.. e non si chiede nient&#8217;altro, <span><span>perché</span></span> non da fastidio, è gentile in linea di massima, solo a volte un po&#8217; scontroso con le persone che lo guardano con ribrezzo e nonostante ciò una velata malinconia si ode nelle loro parole quando si parla di lui, <span><span>perché</span></span> tutti lo conoscono, tutti lo hanno visto a <span><span>Montesilvano</span></span>. Non è anziano, non è giovane, è un uomo, di mezza età, robusto e con un sistema nervoso <span><span>cristallizzatosi</span></span> nel freddo delle notti invernali tanto da non fargli avvertire più neanche un brivido. Non elemosina e se lo fa ha una grande dignità nel chiedere due spiccioli; solitamente in modo educato si avvicina alle ragazze, o alle donne con il cuore più tenero, e <span><span>preannunciando</span></span> che non vuole fare del male, che non è cattivo, chiede una sigaretta, ma non una sigaretta intera per carità, a lui basta un mozzicone, in fondo si accontenta di pochi tiri. Gli basta fumare. E bere. E con quei pochi soldi che ha nelle mani, grosse, nere, ingrassate, con delle profonde <span><span>screpolature</span></span> sui <span><span>polpastrelli</span></span> delle dita, compra vino da tavola nei <span><span>brik</span></span> di cartone e si ubriaca. E&#8217; sempre ubriaco. Se avanza qualche monetina tra le poche che ha compra da mangiare, <span><span>se no</span></span> va bene così.. Qualcuno quando lo vede dormire nel parcheggio di un <span><span>supermercato</span></span> o nel cortile di un complesso <span><span>residenziale</span></span> gli lascia del pane accanto su quel cartone pieghevole che si porta sempre dietro ben ordinato tra le sue cose messe in quel carrello per la spessa che è la sua casa ambulante.. E ognuno ha quella sua immagine nella mente, con delle grosse cuffie sulla testa, quasi paresse un ragazzetto con dei <span><span>paraorecchie</span></span> da montagna, ascolta musica da un lettore immaginario quando non ha le batterie per la sua radiolina portatile, e se qualcuno gliene cede un paio lui accende, alza il volume a tutta e si spara il suono metallico campionato di una stazione radio che non prende nelle orecchie, al limite della soglia di dolore e lo vedi che barcolla quasi in una sorta di trance e può sembrare buffo, già, ma in pochi ridono, <span><span>perché</span></span> tutti sanno la sua storia, per alcuni è motivo di compassione nel comprendere come abbia bisogno di questi metodi per accettare quel destino così beffardo nei suoi confronti, per altri è <span><span>semplicemente</span></span> un barbone, ma per tutti è Felice.</p>
<p>E per un paio di giorni girò voce che fosse stato trovato morto, e la notizia circolò di bocca in bocca tra i banchi di chiesa e il parroco ne annunciò <span><span>pubblicamente</span></span> la scomparsa nei discorsi della domenica mattina, ma il disgraziato, con il caldo delle notti estive andava a dormire sulla spiaggia, sotto le stelle, davanti al mare con la sua musica immaginaria, il suo <span><span>tavernello</span></span>, i suoi mozziconi e forse si, ci sarebbe voluta una donna a completare l&#8217;opera a far sembrare tutto più bello e far persistere quel suo essere felice fintanto che qualcuno se ne accorgesse. E così fu, qualcuno lo notò <span><span>riportandolo</span></span> alla realtà e da presunto morto tornò ad essere, <span><span>semplicemente</span></span>, Felice.</p>
<p>Da oggi Felice ha anche uno scritto che parla di lui e non so <span><span>sinceramente</span></span> cosa penserebbe se sentisse questa storia bizzarra che lo vede <span><span>protagonista</span></span>, cosa gli <span><span>importerebbe</span></span> se sapesse di avere un ammiratore nascosto che peraltro scrive su di un oggetto strano come lo è un blog in questo suo mondo opaco e barcollante. <span><span>Probabilmente</span></span> <span><span>reagirebbe</span></span> in uno dei suoi modi strani dettati dall&#8217;istinto o forse, e lo spero, si lascerebbe scivolare tutto dalla sua persona continuando sempre ad essere quello che è. Così, semplice come una parola. Felice.</p>
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		<title>Someone to love</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 13:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attimi]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa]]></category>
		<category><![CDATA[Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Toffoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho ascoltato il nuovo album di Elisa ieri notte. Mi sentivo nello spirito adatto per immedesimarmi nella parte, così ho deciso di stare al gioco e di immergermi in quelle suggestioni musicali che lei sa trasmettere particolarmente bene. Con il calare della notte le percezioni aumentano e un senso di calma mi riempiva, ho accesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ascoltato il nuovo album di Elisa ieri notte. Mi sentivo nello spirito adatto per immedesimarmi nella parte, così ho deciso di stare al gioco e di immergermi in quelle suggestioni musicali che lei sa trasmettere particolarmente bene.</p>
<p>Con il calare della notte le percezioni aumentano e un senso di calma mi riempiva, ho accesso il lettore, mi sono steso sul letto ed ho iniziato la corsa alla ricerca di nuove emozioni, di nuove parole da ascoltare, di nuovi panni da indossare, di vite nelle quali immedesimarsi.</p>
<p>Aspettando di ascoltare una Elisa come quella di Lotus in cui la sua fantastica voce si mescolava alle  chitarre acustiche, ai fiati e alle percussioni mi sono addentrato sempre più nell&#8217;anima rock della cantante iniziando da <em>&#8220;Vortexes&#8221;</em> e passando poi per i nodi di <em>&#8220;This Knot&#8221;</em> fino alla cover <em>&#8220;Mad World&#8221;</em>, ripartendo verso le <em>poesie di Dio </em>(<em>&#8220;Poems by God&#8221;</em>) e arrivando allo splendido messaggio che contiene <em>&#8220;Forgiveness&#8221;</em>..</p>
<p>Era tardi ieri notte, ho spento l’iPod per un po&#8217; ed ascoltato il mio respiro, com’è capace di mescolare in un unico impasto le emozioni, espandendo le sensazioni al di fuori del corpo, al di fuori del tempo, al di fuori dello spazio; trovandoti a correre nel futuro, nel passato, e in un qualcosa che non sai se definire <em>tempo.. </em>E rincorrendo quelle sensazioni ho dormito, un sonno profondo, un sonno semplice..</p>
<p>E la musica resta in circolo nelle vene come alcool e permette alla mente di continuare a fluttuare, a riflettere in modo vigile, con attenzione, ed allora capisci, capisci che anche sta volta qualcosa, una frase, un passaggio, un arrangiamento, sono riusciti a toccare la parte più profonda di te..</p>
<p>E tutto ciò l&#8217;ho percepito stamattina quando mi sono svegliato e ho deciso di scriverci su ed ancora nella mente galleggiavano le parole di una canzone in particolare, che oramai è già mia, che è già parte di me, perchè «<em>quando finalmente si spalancano le porte, e si lascia che tutto ci attraversi; allora, ci si accorge di non essere soli e di essere anche noi qualcuno da amare».</em></p>
<blockquote><p>When you finally open the door<br />
To let everything in<br />
You’ll find out you’re not alone<br />
And that you are someone to love</p></blockquote>
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		<title>Un giorno di Pace</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 13:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fine settimana pisano, gli incontri fatti, il tempo passato all&#8217;insegna della libertà, della rottura di schemi, dell&#8217;integrazione e della continua correzione agli stereotipi della vita quotidiana nonché l&#8217;arrivo dell&#8217;imminente Natale, hanno risvegliato in me quella primitiva e vitale voglia di scrivere. Oggi, giorno di vigilia, non uscirò, voglio stare a casa, a godermi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fine settimana pisano, gli incontri fatti, il tempo passato all&#8217;insegna della libertà, della rottura di schemi, dell&#8217;<span><span>integrazione</span></span> e della continua correzione agli stereotipi della vita quotidiana <span><span>nonché</span></span> l&#8217;arrivo dell&#8217;imminente Natale, hanno risvegliato in me quella primitiva e vitale voglia di scrivere.</p>
<p>Oggi, giorno di vigilia, non uscirò, voglio stare a casa, a godermi la <span><span>preparazione</span></span> di un Natale che prima di tutto sia intimo e profondo, <span><span>perché</span></span> forse qualcosa sia dentro che fuori sta cambiando e <span><span>perché</span></span> forse siamo proprio noi i primi artefici di una &#8220;rivoluzione interiore&#8221;. Lascio stare lo shopping convulsivo dell&#8217;ultimo minuto, i regali più importanti li ho già presi, senza spendere cifre esorbitanti,  <span><span>capendo</span></span> che ciò che conta non è neanche il pensiero ma bensì il senso di appagamento che si prova nel donare un presente ad una persona amata.</p>
<p>Lascio correre intorno a me quel mondo frenetico, <span><span>convenzionale</span></span> e <span><span>strumentalizzato</span></span> che si acutizza in questo periodo dell&#8217;anno, lo lascio passare senza che <span><span>scalfisca</span></span> i miei pensieri primari: oggi sono solo, e penso a me, al mio Natale al mio avvenire, penso all&#8217;estate, quando in bicicletta, nel tardo pomeriggio, adoro andare al mare in spiagge quasi deserte, dai colori accesi, nessun pensiero, acqua fresca che bagna la pelle, l&#8217;estasi di un istante..</p>
<p>Mi domando di cosa c&#8217;è bisogno ancora nell&#8217;esistenza comune, c&#8217;è troppo abuso in questa terra che non ce la fa più.</p>
<p>C&#8217;è bisogno di Pace, di buoni propositi, c&#8217;è bisogno di un 2009 all&#8217;insegna del cambiamento che sono sicuro arriverà <span><span>perché</span></span> è già iniziato nel profondo.</p>
<p><strong>C&#8217;è bisogno, forse, di un Natale tutti i giorni.</strong></p>
<p><strong>Tanti Auguri a voi, Buona Vita.</strong></p>
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		<title>La vita vista da un informatico: L&#8217;ultima lezione di Randy Pausch</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 22:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
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		<category><![CDATA[Carnegie Mellon University]]></category>
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		<description><![CDATA[All&#8217;incirca un mese fa, durante la mia ultima full-immersion di studio, ho avuto modo di leggere questo libro di cui avevo già accennato di volerne parlare. Randy Pausch è stato uno tra i fondatori e più grandi esperti al mondo di realtà virtuale e grafica computerizzata nonchè professore di informatica alla Carnegie Mellon University. Nell&#8217;agosto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">All&#8217;incirca <a title="PaoloBarbarossa.com" href="http://www.paolobarbarossa.com/2008/07/28/in-questi-giorni-2/" target="_blank">un mese fa</a>, durante la mia ultima <em>full-immersion</em> di studio, ho avuto modo di leggere questo libro di cui avevo già accennato di volerne parlare.</p>
<p style="text-align: left;"><a title="Randy Pausch" href="http://download.srv.cs.cmu.edu/~pausch/" target="_blank">Randy Pausch</a> è stato uno tra i fondatori e più grandi esperti al mondo di <strong>realtà virtuale</strong> e <a title="Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Computer_grafica_3D" target="_blank">grafica computerizzata</a> nonchè professore di informatica alla <a title="CMU" href="http://www.cmu.edu/index.shtml" target="_blank">Carnegie Mellon University</a>. Nell&#8217;agosto del 2007 scopre che il suo <em>cancro al pancreas</em> sta avendo la meglio su di lui e gli restano pochi mesi di vita. Prima di lasciare l&#8217;università per dedicarsi completamente alla sua famiglia, decide di tenere la sua<em> ultima lezione</em>, con l&#8217;obiettivo finale di concedere, a modo suo, un&#8217;eredità concreta, una sorta di lascito per i suoi figli di 1, 2 e 5 anni. Un libro bellissimo, in cui Pausch non si sofferma sulla tragedia dell&#8217;esistenza in lui di un male che lo porterà alla morte ma, al contrario, trattasi di un commosso ed entusiasmante<strong> inno alla vita.</strong></p>
<p style="text-align: left;">Mi sono appassionato nella lettura dei suoi modi assolutamente unici di insegnamento, delle sue tecniche di <em>&#8220;approccio alla vita&#8221;</em> del tutto singolari e della sua sempre ottimizzata gestione del tempo(sapendo di averne poco a disposizione): si pensi che per stare in compagnia dei suoi figli il più a lungo possibile durante la giornata, scrisse questo suo libro in bicicletta, o meglio, dettò ogni singolo paragrafo via cellulare durante la sua ora quotidiana di moto che gli era stata imposta per aiutarlo nella cura contro il suo cancro, al suo amico giornalista <a href="http://online.wsj.com/article/SB120951287174854465.html?mod=fpa_mostpop" target="_blank">Jeffrey Zaslow</a> che successivamente si occupò della stesura dello stesso!</p>
<p style="text-align: left;">Il libro è <strong>molto divertente</strong>, al contrario di quanto si possa credere, la sua ultima lezione nel <strong>Settembre 2007 </strong>fu anche registrata e se avete un po&#8217; di dimestichezza con l&#8217;inglese potete dare uno sguardo ai primi minuti per comprendere che clima divertente e magico si era creato all&#8217;interno dell&#8217;aula gremita di gente.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ji5_MqicxSo&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ji5_MqicxSo&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;">Randy Pausch è scomparso lo scorso <a title="Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Randy_Pausch" target="_blank">25 Luglio</a>, in quel giorno ero in macchina e ascoltavo il radiogiornale, ero di ritorno da Ancona. Nella gioia di quel momento ebbi modo di ascoltare la brutta notizia, buttata lì, quasi senza importanza, ed avvertii un brivido: nel giorno del mio ultimo esame una parte di storia dell&#8217;informatica era venuta a mancare definitivamente.</p>
<blockquote style="text-align: left;"><p>Non so come si fa a non divertirsi. Sto per morire e mi diverto. E ho intenzione di continuare a divertirmi per ogni singolo giorno che mi resta. Perchè non c&#8217;è altro modo di vivere.</p>
<p style="text-align: right;">[Randy Pausch]</p>
</blockquote>
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		<title>Al chiaro di luna</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 22:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attimi]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gandhi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono amante dell’imperfezione e di ogni creatura che si contraddistingue nella sua essenza. Sono amante dei lineamenti duri, delle situazioni improvvisate, degli incontri casuali, delle emozioni non preconfezionate. Sono amante di qualsiasi persona abbia fatto dell’anticonformismo il suo stile di vita. Sono amante di chi non nasconde i suoi difetti dietro maschere di perfezione, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono amante dell’<strong>imperfezione</strong> e di ogni creatura che si contraddistingue nella sua essenza. Sono amante dei lineamenti duri, delle <strong>situazioni improvvisate</strong>, degli <strong>incontri casuali</strong>, delle emozioni non preconfezionate. Sono amante di qualsiasi persona abbia fatto dell’<strong>anticonformismo</strong> il suo stile di vita. Sono amante di chi non nasconde i suoi difetti dietro maschere di perfezione, ma illumina ogni sua giornata consapevole di ciò che è. Sono amante di chi ride di <strong>gioia</strong> alla vita a dispetto dell&#8217;irritabile sempre attento alla sua coda.</p>
<p>Sono amante del <strong>fascino</strong>, non della bellezza.</p>
<p>Leggere <a title="Telecom Italia" href="http://www.avoicomunicare.it/" target="_blank">un testo di Gandhi</a> nel cuore di una notte di fine estate in solitario ed in silenzio porta inevitabilmente a delle riflessioni, non resta altro che fermarle.</p>
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		<title>Nel momento #2: incontri</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 20:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi ero in una tavola calda nella pausa pranzo, da solo, ad ingozzarmi un panino il cui sapore si mescolava ai mille quesiti della giornata, alle questioni da risolvere, alle faccende personali. Di fianco a me un padre con un piccolo di 5 anni. Down. Entrambi avevano i loro piatti davanti ma il bimbo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ero in una tavola calda nella pausa pranzo, da solo, ad ingozzarmi un panino il cui sapore si mescolava ai mille quesiti della giornata, alle questioni da risolvere, alle faccende personali. Di fianco a me un padre con un piccolo di 5 anni. Down. Entrambi avevano i loro piatti davanti ma il bimbo non voleva mangiare così il padre lo invogliava anche se lui era intento in altre faccende, così il signore si è rivolto a me con un sorriso imbarazzato ed abbiamo iniziato una piacevole conversazione. Il padre mi ha spiegato che il figlio non voleva mangiare perchè era troppo intento nell&#8217;imparare a leggere, frequentava infatti la prima elementare, così, dopo un breve dialogo, ho assecondato il &#8220;gioco&#8221; della lettura chiedendo al piccolo di leggere qualcosa per me. Che fantastica emozione è stata averlo visto leggere a stento la parola RISTORANTE nel modo tipico che solo i bambini di prima elementare sanno fare, ha letto prima ogni singola lettera con la pronuncia: &#8220;R,I,S,T,..&#8221; e poi ha detto tutto d&#8217;un fiato &#8220;ristorante&#8221; con gli occhi che gli ridevano! Ci siamo subito messi a ridere tutti di gioia e il padre gli ha &#8220;stropicciato&#8221; la testa con la sua mano. Successivamente, fiero della sua opera, ha ripreso a mangiare di gusto la sua pasta!</p>
<h2></h2>
<p>E&#8217; stato bello notare come questi due incontri di oggi mi abbiano lasciato addosso l&#8217;influsso benefico che ti donano i rapporti con le persone..</p>
<p>Forse dovrei seguire più spesso il fiume di Agape.. <img src='http://www.paolobarbarossa.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Falcone e Borsellino: la mia esperienza.</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 16:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vita Quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi cominciai ad interessare di Mafia e derivati quando, crescendo, nacque in me la consapevolezza che quelle sceneggiature, quei fatti, che vedevo alla TV in serie televisive di successo o meglio in film &#8220;polizieschi&#8221; e via dicendo in realtà accadevano davvero e avevano delle vere e proprie fondamenta ben radicate nel nostro paese.. Così capitava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi cominciai ad interessare di Mafia e derivati quando, crescendo, nacque in me la consapevolezza che quelle sceneggiature, quei fatti, che vedevo alla TV in serie televisive di successo o meglio in film &#8220;polizieschi&#8221; e via dicendo in realtà accadevano davvero e avevano delle vere e proprie fondamenta ben radicate nel nostro paese..</p>
<h2></h2>
<p>Così capitava che sempre più spesso mi soffermassi nella lettura di ritagli di giornale, piccoli volantini, slogan, che guardassi notizie al telegiornale che approfondissi la questione, fino a quando non ebbi una visione complessiva del fatto e capii che il problema non si sarebbe mai risolto e non ci sarebbe stata una &#8220;fine&#8221; come mi aspettavo!</p>
<h2></h2>
<p>In quegli anni trascrissi su un taccuino che avevo sempre appresso, e che oggi ho rispolverato fuori, quelle che erano le parole di Paolo Borsellino quando, un mese dopo l&#8217;accaduto, ricordava il suo amico e collega Giovanni Falcone. Ricordo che le copiai al volo da non so dove in un&#8217;occasione furtiva, ve le ripropongo:</p>
<h2></h2>
<p><em>&#8220;&#8230; perchè la lotta alla Mafia, primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere solo una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che <strong>coinvolgesse tutti</strong>, che tutti abituasse <strong>a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà</strong> che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell&#8217;indifferenza, della contiguità e quindi della complicità&#8230;&#8221;</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>[Paolo Borsellino 23-06-1992]</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Day There Was No News</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 19:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<category><![CDATA[silenzio]]></category>

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		<description><![CDATA[Flickrvideo video di Pixelsurgeon. Niente. Pace per le orecchie. Nessuna notizia, non un uccisione, niente terrorismo, nessuna guerra, non una polemica&#8230; nel giorno in cui non ci furono notizie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="224" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="intl_lang=it-it&amp;photo_secret=034b2332d1&amp;photo_id=2476955162" /><param name="bgcolor" value="#000000" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/video/stewart.swf?v=49235" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="224" src="http://www.flickr.com/apps/video/stewart.swf?v=49235" allowfullscreen="true" bgcolor="#000000" flashvars="intl_lang=it-it&amp;photo_secret=034b2332d1&amp;photo_id=2476955162"></embed></object></p>
<h5><a title="Flickr" href="http://www.flickr.com/" target="_blank">Flickrvideo</a> video di <a href="http://www.flickr.com/photos/arbernaut/2476955162/" target="_blank">Pixelsurgeon</a>.</h5>
<p>Niente. Pace per le orecchie. Nessuna notizia, non un uccisione, niente terrorismo, nessuna guerra, non una polemica&#8230; nel giorno in cui non ci furono notizie.</p>
]]></content:encoded>
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