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Decidilo Tu – Coraggio all’Abruzzo

Ciò che c’è dietro la parola Terremoto è qualcosa che non si può descrivere in due righe, come un senso mistico che si appiccica alla parola quasi quanto il cemento alla sabbia a diventare una cosa unica, solida, ferma nella mente.

Per un abruzzese dire terremoto significa toccarlo nel profondo.

Sono passati oramai tre mesi, ma non sono mai riuscito a scrivere al riguardo, inevitabilmente ogni volta mi trovavo a cancellare ed abbandonare la bozza. E’ difficile descrivere cosa si prova nell’avvertire quel senso di nausea che colpisce durante il riflesso dei movimenti sismici che arrivano sulla costa e pensare allo stesso tempo a quelle persone che sono lì, vicino l’epicentro.

“Stanotte è tornato”, dicono, quasi lo trattassero come un essere a se stante, una creatura vivente..

Si parla di L’Aquila.. e si parla di G8, per  mantenere l’attenzione sulla problematica.. dicono.. ma in fin dei conti nessuno tranne noi parla con chi il terremoto lo porta ancora dentro, con chi si è sistemato in dimore di fortuna, in case di amici sulla costa e che non ha ancora visto quel misero salario, quei cento euro mensili che qualcuno ha promesso a coloro per i quali lo stato non avesse dovuto fornire accoglienza, perchè i fondi ci sono, l’Italia non ha bisogno di aiuti esterni. Nessuno dice che B. ora vive a Pescara e per iscrivere sua figlia ad un asilo nido in città si è dovuta recare 3 volte a L’Aquila a spese proprie per un nulla osta che le permettesse un’iscrizione all’infuori della provincia colpita dal terremoto.

Queste sono le “semplificazioni”, questa è l’atmosfera fantastica che qualcuno, ma non noi, percepisce nelle tendopoli offendendo quella povera gente.

Il Cubo di Rubik

C’è qualcosa di magico nell’acqua che scorre, qualcosa di semplice e misterioso, la potenza degli elementi e la fragilità degli uomini che in questa acqua ora calma, ora invece torbida, sembrano proiettare le loro angosce, le loro droghe. Così mi guardo intorno, umido,  e penso che quest’acqua laverà via tutto e non mi troverò più in un locale a guardare ragazzine che tentano approcci, respingere le loro richieste la loro voglia di comunicare con schemi diversi dal mio, come un cubo, con i suoi spigoli, le sue facce, che fanno rimbalzare le tante palline degli stimoli esterni.
Non mi troverò più in una città a guardare persone che osannano i loro Dei mentre si prendono gioco di loro, respingere i loro discorsi semplicistici, superficiali, di costante vittoria in una reale, perenne e imperterrita sconfitta. Una vittoria nella sconfitta.
Mi troverò, forse, di nuovo in un sala, calda, accogliente, dai drappi rossi e le finiture in legno, con una musica avvolgente, rilassante, di fiati e corde che vibrano assieme, coordinati in una bolla che si distacca un po’ dal mondo nella loro diversità, e in quella bolla, al centro, il particolare, la differenza tra le differenze. Un solo, unico strumento al centro che si erge visibile e diffonde note come gocce nell’aria.

Affidando i miei pensieri a quella stessa acqua che scorre ho capito che:

-Determinati tipi di lavoro, situazioni, forzature, posso “spegnere” le persone, ridurre i loro progetti, i loro ideali, atrofizzare il proprio pensiero e modellare burattini.

-Il Cubo di Rubik è un oggetto complesso, spigoloso, incomprensibile perché ha tante facce mischiate insieme, perché sono tante persone che confluiscono in una sola, perché bisogna capire la chiave, il metodo, per rivelare i suoi tanti colori in modo chiaro, visibile, per mettere a fuoco, evidenziare e distinguere ogni lato.

-Se il “nemico” non puoi evitarlo, allora combattilo in modo determinato con gli strumenti che hai a disposizione!

-Devo scrivere perché senno sclero!

Harry Potter e derivati

Ieri ho passato una mattinata in libreria dopo tanto tempo, l’ho girata in lungo e in largo ma la cosa che per prima mi è saltata agli occhi è stata l’enorme mole di letteratura riguardante il genere fantasy e più genericamente libri per ragazzi. Interi scaffali riempiti e ricoperti di trilogie, quadrilogie, pentalogie, eventi, rivelazioni, saghe, apparizioni, miracoli, cronache di non so che… mi chiedevo, e riflettendo mi chiedo ancora, se si tratti di una gigantesca esplosione di business che ha investito in una sorta di reazione a catena l’intero settore della letteratura per l’infanzia o magari le abitudini di lettura dei ragazzini siano davvero cambiate a tal punto.

In quest’ultimo caso la cosa mi farebbe davvero molto piacere anche se si rischierebbe di perdere di vista una prospettiva più sottile, legata a quel “calderone” nel quale confluiscono senza distinzione prodotti buoni e testi mediocri.. Anche confrontandomi con il commesso della libreria la cosa è venuta fuori poiché in tutto quel mare magnum di nuovi fantasy non tutto è ben fatto ed è richiesto necessariamente il coinvolgimento di un adulto nella “costruzione” di un giovane lettore che, stando alle sue parole, è un bene abbastanza raro da trovare!

In un paese in cui gli adulti leggono poco e ascoltano fin troppo i mezzi veicolati non mi sorprende che sia così .. basterebbe far capire che un libro può essere considerato un ottimo compagno di strada, la mia insegnante alle medie fece qualcosa di simile prestandomi e facendomi leggere un raccontino di Rodari che non mi entusiasmò particolarmente ma che lessi senza grandi fatiche, poi, a libro ultimato, me lo donò, lo aprì alla prima pagina e ci scrisse sopra di spieco e frettolosamente:

A Paolo, perché si ricordi che la lettura nella vita è sempre la “scappatoia per la felicità”.

lì per lì lo accettai senza grandi entusiasmi, chiedendomi fra me e me il motivo del suo gesto visto che quel libro non mi aveva preso in modo così avvincente.. a distanza di anni però, ancora oggi di tanto in tanto apro quel libricino stropicciato per leggere quella sua dedica e ringraziarla così in questo modo!