Archivio della categoria: Vita Quotidiana

La Farfalla Nera

C’era una farfalla nera su in montagna mentre camminavamo. Era nera ed era bellissima. Ferma sul ramo di un alberello, sarà stata una rosa canina o un arbusto qualsiasi, era lì, la farfalla nera, ferma, con le ali chiuse che combaciavano perfettamente l’un l’altra e ne sembravano una sola attaccata al corpo. Che bella – abbiamo detto tutti – guardala, è tutta nera, una farfalla così non si vede tutti i giorni. Lo abbiamo detto e, quasi come se avesse sentito le nostre parole, ha aperto poi le sue ali, ma senza volare via, giusto per darsi una sgranchita, per mettersi in mostra forse, per farsi vedere con quel suo tono leggero ed elegante. Così facendo ci ha mostrato il dorso, stupendo, delle sue ali aperte che da un lato erano tutte nere e dall’altro rosse, vive, con delle sfumature di un blu acceso che sembravano rafforzare ancora di più quel singolare contrasto. Ci ha fatto quel regalo, la farfalla nera che nera non era, rivelandoci quel suo lato rosso e vivo, nascosto e squisito del suo essere, mentre passeggiavamo in montagna in un giorno d’estate.

La Madonna di Pompei

Il mio collega di lavoro ha un rapporto quasi morboso con i santi, soprattutto per quanto riguarda le imprecazioni. Quando le cose non vanno come lui vorrebbe, allora bestemmia. E lo fa spesso, direi sempre. Tra i suoi santi preferiti per le bestemmie ci sono tutta una serie di nomi che non sto ora ad elencarvi per non turbare gli animi più sensibili. Senza considerare poi che ci sono gli intoccabili o meglio gli “Innominabili”. Da buon campano qual’è infatti, il mio collega ha dei santi che non si possono nominare perchè, a suo dire, la bestemmia verso di loro non esiste o non è stata inventata. Tra questi, in primis c’è San Gennaro e in secundis il santo del suo nome di battesimo.

E poi c’è la Madonna di Pompei che, poveretta, non fa parte degli Innominabili, ma nella gerarchia venerata tra le popolazioni del sud Italia in particolare, riveste comunque un posto di tutto rispetto e se si arriva a nominarla allora la questione è da prendere in considerazione. Così, il mio collega, quando le cose vanno bene bene o quando si aspetta che vadano bene bene si rivolge alla madonna, quella di Pompei, e le chiede “la grazia” e che magari accolga la sua richiesta. Con totale simmetria però, quando le cose vanno male, ma non un “male semplice”, un male che sia particolarmente complesso, qualcosa che va peggiorando, che sembra irrisolvibile,  allora si rivolge alla madonna con modi tutt’altro che sacri e diventando rosso in viso impreca a voce sostenuta.

Il suo rapporto così bizzarro con la Madonna di Pompei mi ha da sempre incuriosito, oggi in particolare, quando deve aver avvertito marcatamente quel male di vivere, quel trascinarsi dietro sempre le stesse storie ricorrenti, ed allora ha iniziato dapprima a bestemmiare senza un apparente motivo uno dei tanti nomi della lista dei preferiti e poi ad imprecare la Madonna di Pompei con la richiesta specifica che le cose riprendessero ad andare per il meglio. Rivolgendo, quindi, alla stessa Madonna di Pompei, sia una richiesta di considerazione che una bestemmia in una sorta di insolito ossimoro, se così può essere definito.

A quel punto gli ho fatto notare che non sta nel pregare o bestemmiare la soluzione del problema a mio avviso e che forse quest’ultima, la soluzione, deve essere cercata altrove. Lui, stavolta stranamente, mi è stato a sentire attento, con aria di pentimento. Poi, dopo un attimo di silenzio, ha annuito con la testa e, giratosi, a denti stretti, ha bestemmiato nuovamente uno dei suoi tanti nomi preferiti. Forse stavolta si poteva evitare – avrà pensato – non si doveva arrivare a scomodare la Madonna di Pompei.

Un consiglio

« Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore. »
(Fabrizio De André, Il Suonatore Jones)

Lo sanno tutti, nel gruppo musicale tutto parte dal batterista, che detta il tempo al bassista, che a sua volta compone la base melodica al chitarrista e così via. Non è una regola generale ma in linea di massima è così, ognuno ha un suo riferimento così come ogni persona ha un batterista che scandisce il ritmo della propria esistenza, il cuore.

La velocità del cuore è dettata da una parte di noi che apparentemente non sembra esserci ma che in realtà è presente e domina sulla nostra persona, come se noi fossimo solo la punta dell’iceberg mentre tutta la polpa è lì, sotto l’acqua, che si nasconde.

Poiché ogni persona ha un ritmo nel fare le cose che è in sintonia con il proprio cuore e con la velocità di quest’ultimo, sono sempre più convinto che questo batterista sia il segreto di tutto. Ascoltare e rallentare il suo ritmo incalzante, vivere con lentezza, con passione, sensibilità e profondità sono gli spunti principali che ho tratto da questa brutta crisi che ci avvolge, perchè crisi significa opportunità e perché vivere secondo queste regole serve ad ingannare il tempo e a farci vivere meglio ma, soprattutto, con un atteggiamento che vado mano a mano scoprendo e che è quello della consapevolezza. Essere consapevoli dei propri bisogni, delle proprie azioni e delle proprie potenzialità. La meta della consapevolezza passa attraverso un percorso articolato segnato da moltissime tappe la prima delle quali credo sia soprattutto il cuore e quel batterista che lo governa.

Il consiglio che sempre più spesso mi do in questi giorni è: Ascolta il tuo battito, lascia tutto e seguiti! Non si può riassumere meglio di così. Ascolta il battito del tuo cuore e vedi cosa ha da dirti. Solo quando sarai in grado di farlo avrai la consapevolezza e la forza per lasciare tutto il superfluo e seguire finalmente il progetto della tua anima.