Pace, ambiente, qualità della vita, crescita personale e spirituale interessano sempre più persone, ma quante esattamente? Quante sono preoccupate per il mutamento climatico, l’inquinamento, i conflitti, l’ingiustizia sociale e auspicano un’economia più etica, un modello di sviluppo ecosostenibile, uno stile di vita più sano e naturale, un cambiamento evolutivo dell’individuo e del Pianeta?
Coloro i quali si rivedono in questi valori in modo particolarmente coerente sono in numero decisamente consistente, rappresentano il 35% della popolazione e possono essere definiti Creativi Culturali, cioè creatori attivi di una nuova cultura.
I creativi culturali, infatti, prendono le distanze da materialismo, consumismo, ostentazione della posizione sociale, cultura del business e dei media e danno invece molto peso ad etica, autenticità, rispetto per gli altri e per la natura. Prediligono il consumo critico e sono interessati a medicine alternative e terapie olistiche, alimenti biologici, cosmetici e farmaci naturali, psicoterapia e counseling, corsi e seminari di crescita personale, nuove forme di spiritualità.
Ho scoperto anch’io di essere un Creativo Culturale, probabilmente non nel senso stretto del termine ma sicuramente in forte avvicinamento verso questa figura. Informare, coinvolgere e passare parola è fondamentale per far sì che la percentuale di persone sensibili a queste tematiche aumenti in numero sempre maggiore, a tal proposito in rete trovate tutto il materiale per approfondire, ma l’apporto che possiamo dare come persone è di gran lunga più importante: idee nuove per un mondo migliore!
Lo scorso Sabato 10 Ottobre, attraversando Corso Umberto, una delle vie centrali della città, si assisteva alla goliardica manifestazione in Piazza Sacro Cuore organizzata da Forza Nuova, e successivamente, proseguendo sul corso in direzione della famosa Nave di Cascella, nella piazza principale della città, Piazza Salotto, venivano invece ospitati gli esilaranti maxi tornei di Play Station.
Dallo stile comunicativo si capiscono le persone. Anche e soprattuto in politica. Tempo fa mi chiedevo se c’è una vera politica o se il politico è solo e soltanto una pedina che parla e si sposta per uno qualsiasi dei suoi progetti economici: giochi di soldi.. così a quei tempi, nel bel mezzo di quelle domande Marzulliane io, che le persone le giudico solo per come sono fatte d’animo, iniziai a diffidare da questi uomini politici, non solo per questione di abiti o di abile sfruttamento dell’immagine, ma per il fatto che opinione pubblica e società di massa, riconoscano nel loro “stile” certe caratteristiche della vita che li circonda, malgrado tutto, sia dentro che fuori; così identificano, scelgono e appoggiano un leader se risulta moderno a prescindere dalle cose che dice. Se ha la capacità di rassicurare le persone, se sa dare fiducia nel futuro, o magari paura, valutano la velocità con la quale mette in atto il proprio operato, il proprio piano politico. “Giudicano i fatti”! Lo scelgono in base al suo modo di essere, in base al suo carisma e non solo per quello che decide, anzi, aggiungerei, quasi mai per quello che decide.
Il punto è nella forma, credo. Perché possono esserci contenuti di pensiero e valori ottimi comunicati in modo vecchio e altri meno validi ma tradotti in uno stile capace di esprimere lo spirito del tempo.. E’ come se i politici, guardassero nella testa delle persone e sapessero già dargli quello che vogliono.. non di certo per il loro tornaconto però..
Oggi credo che diffidare sia troppo semplice, troppo povero, bisognerebbe guardarli in faccia e capire quali sono le loro vere ambizioni, se ce ne sono, ma soprattutto, oltre la forma, bisognerebbe non dimeticarsi troppo dei contenuti che nella maggior parte dei casi scarseggiano..
..Tutto questo perché volevo parlare di Lodo Alfano e compagnia bella.. Per dire..
Quando riusciamo ad individuare il progetto della nostra anima, ogni ostacolo ci sembra superabile e viviamo con entusiasmo e piacere. Mente, cuore e corpo sussistono allora in perfetta armonia e ogni possibilità di malattia si annulla. Per comprendere qual’è il nostro stato di salute possiamo di fatto fare subito un piccolo test. Chiediamoci quanto siamo felici, visto che la buona salute è la conseguenza della realizzazione di ciò che siamo… e se siamo felici, sappiamo che stiamo realizzando davvero il nostro progetto. E’ una sorta di prova del nove dell’interiorità: la felicità e la soddisfazione sono due indici sostanziali nel comprendere cosa la nostra anima vuole per noi e nella vita dovremmo dedicarci solo a quello che ci fa sentire veramente bene.
Stiamo quindi attenti a non farci deviare da falsi miti della nostra società: grandiosità e sacrificio. Il progetto dell’anima infatti non deve necessariamente essere rivolto a mete ambiziose, anzi si caratterizza per la sua essenzialità. In natura, se ci pensiamo, anche le strutture più complesse si riconducono ad un’unità semplice, un modulo che costituisce la base… [...]
Nel momento in cui diventiamo coscienti del nostro valore, non ci spingiamo più alla ricerca spasmodica di consensi. Piuttosto riusciamo a dedicarci agli altri per favorire la loro realizzazione e, attraverso la loro crescita, continuare ad evolvere..
Fusco, Z. (2008) Il progetto dell’anima – Consigli per rinascere vivendo. Totem 1(3), p.43.
P.S. Giovedì 24 Settembre 2009 alle 18, in occasione della presentazione del libro di Zuleika Fusco, sarò presso le Librerie.coop di Ipercoop-Centro d’Abruzzo per conoscere la scrittrice di persona, se siete interessati fatemi sapere..
Oggi leggevo la cronaca e mi chiedevo quando finiranno questi sentimenti bestiali che mettono l’uomo contro l’uomo..
Mi chiedevo: tornerà mai il senno tra quegli stolti che cercano soddisfazione dei torti subiti assaltando un ragazzo gay?
Quando capiranno che esistono soltanto gli uomini e non gli albanesi, i marocchini, gli zingari, i rumeni, i musulmani, i clandestini, i terroristi, gli omosessuali.
Quando le coscienze verranno ripulite da tutte quelle distinzioni su base etnica e religiosa che non fanno altro che allontanarci dalla nostra essenza ultima: essere uomo insieme agli altri, in questo mondo.
Quando?
Quand’è che le persone acquisiranno una conoscenza tale da sviluppare la sensibilità necessaria ad accogliere “il diverso”, l’oppresso, quando avremo una civiltà tra noi e smetteremo di comportarci come animali?
Ciò che c’è dietro la parola Terremoto è qualcosa che non si può descrivere in due righe, come un senso mistico che si appiccica alla parola quasi quanto il cemento alla sabbia a diventare una cosa unica, solida, ferma nella mente.
Per un abruzzese dire terremoto significa toccarlo nel profondo.
Sono passati oramai tre mesi, ma non sono mai riuscito a scrivere al riguardo, inevitabilmente ogni volta mi trovavo a cancellare ed abbandonare la bozza. E’ difficile descrivere cosa si prova nell’avvertire quel senso di nausea che colpisce durante il riflesso dei movimenti sismici che arrivano sulla costa e pensare allo stesso tempo a quelle persone che sono lì, vicino l’epicentro.
“Stanotte è tornato”, dicono, quasi lo trattassero come un essere a se stante, una creatura vivente..
Si parla di L’Aquila.. e si parla di G8, per mantenere l’attenzione sulla problematica.. dicono.. ma in fin dei conti nessuno tranne noi parla con chi il terremoto lo porta ancora dentro, con chi si è sistemato in dimore di fortuna, in case di amici sulla costa e che non ha ancora visto quel misero salario, quei cento euro mensili che qualcuno ha promesso a coloro per i quali lo stato non avesse dovuto fornire accoglienza, perchè i fondi ci sono, l’Italia non ha bisogno di aiuti esterni. Nessuno dice che B. ora vive a Pescara e per iscrivere sua figlia ad un asilo nido in città si è dovuta recare 3 volte a L’Aquila a spese proprie per un nulla osta che le permettesse un’iscrizione all’infuori della provincia colpita dal terremoto.
Queste sono le “semplificazioni”, questa è l’atmosfera fantastica che qualcuno, ma non noi, percepisce nelle tendopoli offendendo quella povera gente.
C’è qualcosa di magico nell’acqua che scorre, qualcosa di semplice e misterioso, la potenza degli elementi e la fragilità degli uomini che in questa acqua ora calma, ora invece torbida, sembrano proiettare le loro angosce, le loro droghe. Così mi guardo intorno, umido, e penso che quest’acqua laverà via tutto e non mi troverò più in un locale a guardare ragazzine che tentano approcci, respingere le loro richieste la loro voglia di comunicare con schemi diversi dal mio, come un cubo, con i suoi spigoli, le sue facce, che fanno rimbalzare le tante palline degli stimoli esterni.
Non mi troverò più in una città a guardare persone che osannano i loro Dei mentre si prendono gioco di loro, respingere i loro discorsi semplicistici, superficiali, di costante vittoria in una reale, perenne e imperterrita sconfitta. Una vittoria nella sconfitta.
Mi troverò, forse, di nuovo in un sala, calda, accogliente, dai drappi rossi e le finiture in legno, con una musica avvolgente, rilassante, di fiati e corde che vibrano assieme, coordinati in una bolla che si distacca un po’ dal mondo nella loro diversità, e in quella bolla, al centro, il particolare, la differenza tra le differenze. Un solo, unico strumento al centro che si erge visibile e diffonde note come gocce nell’aria.
Affidando i miei pensieri a quella stessa acqua che scorre ho capito che:
-Determinati tipi di lavoro, situazioni, forzature, posso “spegnere” le persone, ridurre i loro progetti, i loro ideali, atrofizzare il proprio pensiero e modellare burattini.
-Il Cubo di Rubik è un oggetto complesso, spigoloso, incomprensibile perché ha tante facce mischiate insieme, perché sono tante persone che confluiscono in una sola, perché bisogna capire la chiave, il metodo, per rivelare i suoi tanti colori in modo chiaro, visibile, per mettere a fuoco, evidenziare e distinguere ogni lato.
-Se il “nemico” non puoi evitarlo, allora combattilo in modo determinato con gli strumenti che hai a disposizione!
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