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Nel momento #2: incontri

Oggi ero in una tavola calda nella pausa pranzo, da solo, ad ingozzarmi un panino il cui sapore si mescolava ai mille quesiti della giornata, alle questioni da risolvere, alle faccende personali. Di fianco a me un padre con un piccolo di 5 anni. Down. Entrambi avevano i loro piatti davanti ma il bimbo non voleva mangiare così il padre lo invogliava anche se lui era intento in altre faccende, così il signore si è rivolto a me con un sorriso imbarazzato ed abbiamo iniziato una piacevole conversazione. Il padre mi ha spiegato che il figlio non voleva mangiare perchè era troppo intento nell’imparare a leggere, frequentava infatti la prima elementare, così, dopo un breve dialogo, ho assecondato il “gioco” della lettura chiedendo al piccolo di leggere qualcosa per me. Che fantastica emozione è stata averlo visto leggere a stento la parola RISTORANTE nel modo tipico che solo i bambini di prima elementare sanno fare, ha letto prima ogni singola lettera con la pronuncia: “R,I,S,T,..” e poi ha detto tutto d’un fiato “ristorante” con gli occhi che gli ridevano! Ci siamo subito messi a ridere tutti di gioia e il padre gli ha “stropicciato” la testa con la sua mano. Successivamente, fiero della sua opera, ha ripreso a mangiare di gusto la sua pasta!

E’ stato bello notare come questi due incontri di oggi mi abbiano lasciato addosso l’influsso benefico che ti donano i rapporti con le persone..

Forse dovrei seguire più spesso il fiume di Agape.. :D

Fenomenologia dell’Autistico Sentimentale

L’autismo sentimentale è una malattia. Sintomi: incapacità di dimostrare l’amore che si prova. Non che si sia incapaci di amare, solo non si è in grado di mettere in atto i comportamenti conseguenti all’amore. Chi vive accanto ad un malato di autismo sentimentale sa che deve amare due volte; deve essere capace di amare e di amare senza essere ricambiato/a (ma ciò vale maggiormente per gli individui di sesso maschile, quindi: ricambiata!). Almeno non apertamente. Cosa si prova a guardare un tramonto da soli? Ecco quella è la sensazione che prova l’incapace sopra citato. E’ purtroppo un uomo a metà , poichè non si può essere completi quando si è incapaci di gridare la propria gioia e quando si è accompagnati da un ficcante dolore all’anima anche nei momenti belli.

Il malato in questione è prigioniero di se stesso: avete presente quel sogno ricorrente in cui si vorrebbe gridare ma non esce la voce? ecco fatevi accompagnare da quella sensazione tutti i giorni della vostra vita ed avrete una vaga idea.

Ma quindi questo uomo senza sorriso non sa amare compiutamente? No.

E’ un analfabeta dell’amore. Firma con la croce.

N.B. post tratto da alcuni spunti riflessivi conseguenti la chiacchierata di ieri con un mio carissimo amico unita ad alcune divagazioni di un collega d’ufficio.