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I Creativi Culturali

Pace, ambiente, qualità della vita, crescita personale e spirituale interessano sempre più persone, ma quante esattamente? Quante sono preoccupate per il mutamento climatico, l’inquinamento, i conflitti, l’ingiustizia sociale e auspicano un’economia più etica, un modello di sviluppo ecosostenibile, uno stile di vita più sano e naturale, un cambiamento evolutivo dell’individuo e del Pianeta?

Coloro i quali si rivedono in questi valori in modo particolarmente coerente sono in numero decisamente consistente, rappresentano il 35% della popolazione e possono essere definiti Creativi Culturali, cioè creatori attivi di una nuova cultura.

I creativi culturali, infatti, prendono le distanze da materialismo, consumismo, ostentazione della posizione sociale, cultura del business e dei media e danno invece molto peso ad etica, autenticità, rispetto per gli altri e per la natura. Prediligono il consumo critico e sono interessati a medicine alternative e terapie olistiche, alimenti biologici, cosmetici e farmaci naturali, psicoterapia e counseling, corsi e seminari di crescita personale, nuove forme di spiritualità.

Ho scoperto anch’io di essere un Creativo Culturale, probabilmente non nel senso stretto del termine ma sicuramente in forte avvicinamento verso questa figura. Informare, coinvolgere e passare parola è fondamentale per far sì che la percentuale di persone sensibili a queste tematiche aumenti in numero sempre maggiore, a tal proposito in rete trovate tutto il materiale per approfondire, ma l’apporto che possiamo dare come persone è di gran lunga più importante: idee nuove per un mondo migliore!

Il caffè sospeso

Sono capitato per sbaglio su di un articolo che parlava di caffè. Questo segmento è uno dei più importanti nell’intero settore di cibi e bevande del nostro paese, con numeri da capogiro: leggendo qua e là nel web sono venuti fuori qualcosa come 2 miliardi di euro di fatturato; 250 mila tonnellate di caffè torrefatto venduto all’estero; 1 milione e 800 mila sacchi di caffè verde esportati; 40 milioni di consumatori assidui per un totale di circa 43 miliardi di tazzine all’anno! Insomma un mercato che non conosce crisi a livello internazionale e soprattutto in Italia la quale importa il prodotto grezzo per poi raffinarlo da paesi per la maggior parte sottosviluppati quali Brasile, Vietnam, India, Colombia e Indonesia a prezzi bassissimi e con un ricarico molto elevato. Il fenomeno oramai in voga e in costante aumento è quello del caffè in cialde o capsule che può costare fino a quattro volte il prezzo al Kg di un normale pacchetto di caffè in vendita in tutti i supermercati ma soprattutto porta diverse problematiche l’aspetto legato allo smaltimento delle stesse. Semplici e puliti, questi sistemi hanno però anche un impatto ambientale, infatti le cialde che ogni anno finiscono nella spazzatura si contano già in miliardi e non sempre sono eco-compatibili o perlomeno riciclabili, proprio per questo molte sono le associazioni e le organizzazioni che tengono sotto osservazione questo sviluppo..

E mentre il terzo mondo viene sempre più sottopagato e le cialde contribuiscono nel loro piccolo all’intossicazione dei nostri terreni, nascono i sommelier del caffè i quali educano alla degustazione e al suo consumo…

Tanto per rimanere in tema, concludo con una nota di poesia che prendo in prestito al mio caro amato De Crescenzo:

A Napoli una volta, c’era una bella abitudine: quando una persona stava su di giri e prendeva un caffè al bar, invece di uno ne pagava due. Il secondo lo riservava al cliente che veniva subito dopo. Detto con altre parole, era un caffè offerto all’umanità. Poi, di tanto in tanto, c’era qualcuno che si affacciava alla porta del bar e chiedeva se c’era un “sospeso”. Tutto questo era dovuto al fatto che erano più i clienti poveri che quelli ricchi. Oggi purtroppo non solo non esiste più chi paga un “sospeso” ma nemmeno chi è disposto ad accettarlo. Un giorno ho conosciuto un brav’uomo, bisognoso di fare amicizie, che di “sospesi” ne pagava addirittura cinque.

Centro Oli di Ortona

Per rimanere legato alle tematiche trattate proprio nel post precedente inerente il prezzo che noi in prima persona paghiamo al progresso e la calda questione nucleare, focalizzo ora il discorso sulla mia regione, l’Abruzzo, che molto presto se non si prenderanno provvedimenti, ospiterà nella città di Ortona un oleodotto per l’estrazione di petrolio ad alto tasso inquinante, una vera e propria arma di distruzione per quanto riguarda il paesaggio, l’economia, il turismo, ma soprattutto per tutti noi abruzzesi.

Vi consiglio di vedere questo interessante documentario che spiega accuratamente la problematica, poichè, come sarà detto, in Abruzzo il primo inquinatore è la politica e, anche questa volta, la cattiva o assente informazione in merito fa da padrona. Io ero al corrente di questo progetto come credo tutti nella mia regione ma non immaginavo minimamente le conseguenze che una tale struttura avrebbe portato e con un guadagno per le casse comuni praticamente nullo.

Se volete approfondire, sul blog del Comitato Natura Verde d’Abruzzo e su quello di Maria Rita D’Orsogna sono raccolte tutte le iniziative.

Qui, invece, la seconda parte del documentario nella quale vengono chiamati in causa professori delle principali Università limitrofe nel territorio, compreso il dipartimento di Energetica dell’Università Politecnica delle Marche. Spero che gli abruzzesi facciano informazione su queste tematiche “nascoste”. La petizione online è stata già avviata ed io ho già dato il mio contributo. Date anche il vostro.